di Giuseppe Gagliano –
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky torna al centro della scena diplomatica, con due conversazioni chiave che rivelano la strategia di Kiev nel bilanciare diplomazia e resistenza armata. Zelensky ha ringraziato Trump per il suo impegno verso una “pace giusta e duratura”, ma dietro le parole si celano calcoli più concreti. Il presidente ucraino ha chiarito che la leva economica resta centrale: le sanzioni contro la Russia funzionano e colpiscono l’economia del Cremlino, secondo le sue dichiarazioni. E qui entra in scena l’elemento energetico: Trump, già noto per le sue politiche pro-combustibili fossili, ha affermato che basterebbe un calo di 10 dollari al barile per forzare la mano a Putin. Un ragionamento tipico della sua visione transazionale del potere: colpisci il bilancio, non l’ideologia.
In parallelo la Casa Bianca starebbe considerando sanzioni mirate contro la cosiddetta “flotta ombra” russa, la rete navale che consente a Mosca di esportare petrolio aggirando i divieti occidentali. L’8 agosto potrebbe diventare una data cruciale: se Putin non darà segnali di apertura a un cessate il fuoco, le petroliere russe potrebbero diventare il prossimo obiettivo.
Il colloquio con Rutte, ex premier olandese e oggi alla guida dell’Alleanza Atlantica, ha consolidato il canale militare-economico con l’Europa. Zelensky ha confermato che Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Norvegia hanno stanziato oltre un miliardo di dollari per l’acquisto di armi americane destinate a Kiev, nell’ambito del programma NSATU (NATO Security Assistance and Training for Ukraine). Il messaggio è chiaro: la NATO non solo addestra, ma finanzia in prima persona l’arsenale di Kiev.
Rutte ha rilanciato su X, evidenziando come questo supporto sia essenziale per “salvare vite” e ottenere una pace “giusta e duratura”. Una formula che riprende quella americana, ma con un tono più istituzionale, più europeo. Nessun riferimento esplicito all’aumento delle ostilità, ma un riconoscimento implicito che la guerra è tutt’altro che vicina alla fine.
Zelensky ha poi svelato un altro fronte del rafforzamento della difesa: un accordo specifico con gli Stati Uniti sulla tecnologia dei droni. L’Ucraina ha già preparato una bozza di intesa, pronta per essere negoziata e firmata. In un conflitto sempre più dominato da tecnologie asimmetriche, la partnership nel settore UAV (unmanned aerial vehicles) rappresenta un tassello strategico, non solo per la difesa immediata ma per l’infrastruttura militare post-bellica del Paese.
In sottofondo la guerra non rallenta. Zelensky ha aggiornato entrambi gli interlocutori sui nuovi attacchi missilistici russi contro Kiev, Kharkiv e altre città, portando l’attenzione sui bisogni crescenti delle truppe al fronte. La narrativa ucraina resta coerente: resistenza militare come leva per negoziare da una posizione di forza, con il sostegno ininterrotto degli alleati.
Sul piano geopolitico Zelensky sta cercando di consolidare l’asse euro-atlantico in vista di un possibile braccio di ferro più duro con la Russia. Trump, sebbene meno interventista di Biden, potrebbe essere convinto a usare l’arma economica più che quella militare, a condizione che i partner europei facciano la loro parte. Rutte, dal canto suo, sta interpretando il suo nuovo ruolo cercando di armonizzare l’assistenza europea sotto il cappello NATO, limitando la frammentazione delle iniziative.
Geoeconomicamente, la partita del petrolio torna centrale: le sanzioni energetiche diventano una forma indiretta di pressione militare. Il destino del conflitto potrebbe non decidersi solo sul campo di battaglia, ma nei grafici del Brent e nei corridoi della finanza internazionale.
Zelensky ha dimostrato, ancora una volta, di saper muoversi tra retorica umanitaria e pragmatismo geopolitico. L’obiettivo è duplice: mostrare al mondo una leadership resistente e coerente, ma anche garantire che le risorse, materiali, tecnologiche, politiche, non si esauriscano. Per questo, la convergenza tra Stati Uniti e NATO resta vitale: senza un fronte comune, Mosca potrebbe sfruttare le divisioni occidentali per riacquistare terreno.












