di Guido Keller –

La tregua del “Minsk 2″ continua a zoppiacare. Diverse fonti riportano infatti che fra l’esercito di Kiev e i ribelli filo-russi del Donbass si continua a sparare. Un giornalista della France Press ha riferito di colpi di artiglieria pesante sparati dall’aeroporto su un posto di blocco nella zona di Donetsk, notizia poi confermata dai separatisti, i quali hanno anche parlato di scambi di colpi di armi pesanti presso i sobborghi nord-occidentali di Pisky e Spartak.

Eduard Basurin, ufficiale dell'”esercito della Repubblica popolare di Donetsk” ha riferito che “Nelle ultime 24 ore abbiamo registrato 41 violazioni della tregua tra colpi di mortaio e fuoco di armi leggere”. Altri incidenti sono segnalati nella zona intorno al porto strategico di Mariupol; il controllo della città sul Mar Nero permetterebbe la continuità territoriale fra le regioni separatiste e la Crimea, ora annessa alla Russia.

La tregua era stata stabilita a metà febbraio dal “Quartetto di Normandia” (Francia, Germania, Russia, Ucraina) e dal “Gruppo di contatto” (Osce, Ucraina, Russia, separatisti), e fino a pochi giorni fa era sembrata funzionare, tanto che il presidente ucraino Petro Poroshenko aveva parlato con soddisfazione di de-escalation e del ritiro in corso delle armi pesanti come stabilito dal punto 2 dell’accordo, il quale recita: “Ritiro di tutte le armi pesanti in modo da creare una zona cuscinetto di almeno 50 chilometri per l’artiglieria con un calibro di 100 millimetri o oltre, 70 chilometri per i lanciarazzi multipli, 140 chilometri per sistemi di lancio multipli Tornado e altri”.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha immediatamente lanciato un appello a Francia e Germania chiedendo “una cosa ovvia, ovvero che venga fatta pressione sulle autorità ucraine in modo che gli impegni presi dal presidente Petro Poroshenko siano rispettati”.

É convinzione di Mosca inoltre che i militari ucraini non stiano consentendo agli osservatori Osce di raggiungere le aree interessate, cosa che contravviene il punto 3 dell’accordo di “Minsk 2”.

Kiev accusa la Russia di continuare a fornire armi ai separatisti.

I punti dell’accordo di “Minsk 2”:

1. Il cessate il fuoco immediato e totale nelle regioni di Donetsk e Lugansk dal 15 febbraio;

2. Il ritiro di tutte le armi pesanti in modo da creare una zona cuscinetto di almeno 50 chilometri per l’artiglieria con un calibro di 100 millimetri o oltre, 70 chilometri per i lanciarazzi multipli, 140 chilometri per sistemi di lancio multipli Tornado e altri. Per le truppe ucraine la zona comincia dalla linea del fronte, mentre secondo i ribelli inizia dalla linea del fronte al 19 settembre scorso, data dell’ultima intesa a Minsk. Tuttavia i separatisti si sono spinti in territorio gvernativo nel frattempo. Il ritiro delle armi pesanti deve cominciare entro 48 oltre dall’avvio della tregua, perciò entro il 17 febbraio, e non durare più di 14 giorni.

3. Il controllo da parte dell’Osce della tregua e il ritiro delle armi pesanti dal primo giorno: l’Osce potrà usare droni e satelliti.

4. Dal 16 febbraio dovrà avere inizio un dialogo sull’organizzazione di elezioni locali a Lugansk e Donetsk oltre che sul futuro “regime” nelle aree separatiste, sulla base della legge ucraina che concede loro temporanea autonomia. Entro 30 giorni il Parlamento ucraino dovrà varare un decreto che definisca i confini geografici della zona autonoma, sula base dell’intesa di settembre. Le regioni separatiste hanno il diritto di decidere il linguaggio da usare.

5. L’amnistia per coloro che hanno partecipato al conflitto a Donetsk a Lugansk, che avranno garantità l’immunità penale.

6. Il rilascio e scambio di tutti gli ostaggi e i prigionieri detenuti illecitamente, sulla base “tutti in cambio di tutti”, a partire da cinque giorni dopo il ritiro delle armi pesanti.

7. La garanzia di accesso e distribuzione degli aiuti umanitari.

8. L’obbligo per le parti di restaurare i legami sociali ed economici, compresi il pagamento di pensioni e tasse. L’Ucraina ristabilirà un sistema bancario nelle aree del conflitto, con la possibilità di un meccanismo internazionale per facilitare i trasferimenti di denaro.

9. L’Ucraina controllerà i confini territoriali in tuta l’area del conflitto. Il processo dovrebbe iniziare il giorno dopo le elezioni locali e va completato entro fine 2015, a condizione che siano state attuate le riforme costituzionali previste al punto 11.

10. Il ritiro di tutti i gruppi armati stranieri, equipaggiamenti militari e mercenari dall’Ucraina, sotto la vigilanza dell’Osce. I gruppi illegali andranno disarmati.

11. L’introduzione di una nuova Costituzione ucraina, concordata con i rappresentanti di Donetsk e Lugansk, dovrà entrare in vigore entro fine 2015 con una previsione di decentramento. Legislazione sulla status speciale delle regioni ribelli entro fine 2015.

12. Elezioni locali nelle regioni separatiste, monitorate dall’Osce.

13. L’intensificazione dell’attività del gruppo di contatto trilaterale (Russia, Ucraina e separatisti) con la creazione di gruppi di lavoro per attuare il piano di pace.