di Enrico Oliari –

Il vertice europeo di Bruxelles non ha dato in materia di immigrazione quell’idea di un’Europa che tutti vorremmo.

Siamo, insomma, fermi all’era della Comunità economica europea, forse con qualche regola in più sulla misura delle vongole da raccogliere, una moneta unica per 19 paesi e la delocalizzazione facile delle imprese verso est.

Di certo, però, il vertice europeo che si è tenuto a Bruxelles sull’emergenza profughi ha dimostrato ancora una volta che quell’Europa unita anche nella politica e soprattutto solidale c’è solo nelle buone intenzioni e nei tanti palazzi istituzionali che si moltiplicano come matrioske.

Non che l’Italia abbia le carte in regola per dire la sua, dal momento che l’Europa non è à la carte e basta toccare i temi etici e i diritti civili per vedere la “patria del diritto” perennemente fanalino di coda.

Fatto sta che al vertice dei capi di stato e di governo dei Ventotto un accordo sulla redistribuzione dei 40mila profughi si è trovato, ma “per consenso”.

Si tratta di una soluzione a metà fra il “volontario” e “l’obbligatorio”, che prevede il voto qualificato della riunione dei ministri degli Interni dell’Ue per affrontare l’emergenza ed approvare le quote per paese che saranno riscritte dalla Commissione e dalla presidenza del Consiglio Ue.

Anche se resta difficile immaginare che se non obbligati i vari paesi si addossino volentieri qualche migliaio di profughi dando loro assistenza e casa, magari togliendola ai propri cittadini bisognosi ed inimicandosi così l’opinione pubblica.

Sono invece assai più probabili le beghe tra inquilini della casa comune, con chi imputerà all’altro di aver avuto una quota minore di profughi.

In una seduta dai toni grossi e dagli sguardi pesanti l’accordo è stato licenziato alle tre 3.00 di notte. Un diplomatico ha riferito che si è trattato “uno dei peggiori vertici che si siano vissuti da decenni”

Alla fine ne è venuta fuori la redistribuzione di 40mila richiedenti asilo da Italia e Grecia (24 + 16mila in due anni; in Italia in questo momento ve ne sono 50mila, con mille al giorno in estate che sbarcano sulle coste siciliane).

Verranno poi ricollocati altri 20mila profughi in questo momento fuori dai territori dell’Ue, nei vari campi profughi sparsi un po’ ovunque.

Funzionerà il meccanismo del “consenso”, cioè del voto del Consiglio dei ministri dell’Interno? Difficile dirlo. I chiari di luna non sono dei migliori, con la Gran Bretagna chiusa come un riccio (Cameron si trova davanti alle elezioni), ma soprattutto la posizione quasi di sfida adottata al vertice da parte di Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Il triste spettacolo raccontato da diversi testimoni presenti alla seduta ha visto il presidente del Consiglio Ue, l’ex premier polacco Donald Tusk, tradire la neutralità richiesta dal suo ruolo e schierarsi apertamente con il blocco dei paesi dell’est per sostenere la causa della “volontarietà”, un atteggiamento scandaloso, che ha fatto a dir poco irritare il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il quale ha esclamato che “La tua posizione è oltre le tue competenze, io vado avanti da solo”, cioè secondo la linea del “consenso”, dell’approvazione a maggioranza da parte dei ministro dell’Interno.

Furioso con il blocco dell’est è stato anche il premier italiano Matteo Renzi, che è arrivato a sottolineare che “Se non siete d’accordo con 40mila migranti non siete degni di chiamarvi Europa. Se questa è la vostra idea di Europa tenetevela pure, o c’è solidarietà o non fateci perdere tempo”. Riferendosi all’intervento della lituana Dalia Grybauskaite, Renzi ha esclamato: “Non accetto questa discussione meschina ed egoista, o fate un gesto anche simbolico o l’Italia può permettersi di fare da sola, è l’Europa che non può permetterselo”.

La Pesc Federica Mogherini ha affermato che “se non siamo capaci di dividerci i migranti non siamo la grande Europa che può negoziare in giro per il mondo”.

La proposta sulla base della “volontarietà” patrocinata da Tusk è stata definita “Inaccettabile” anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Viene da chiedersi: quando si è trattato di rimettere in piedi Polonia e Repubbliche baltiche, dopo la caduta dell’Urss e l’annessione nell’Ue, versando fiumi di denaro per costituire sistemi bancari e per costruire infrastrutture, la solidarietà europea dispiaceva a Tusk e ai suoi sherpa?