di Enrico Oliari –
I 28 capi di Stato e di governo dell’Unione Europea (presente anche la britannica Theresa May) hanno concordato di non minacciare o infliggere nuove sanzioni alla Russia per i bombardamenti su Aleppo, anche perché proprio Mosca si è fatta latrice di una tregua di due giorni, anche se disattesa soprattutto dai jihadisti e dai ribelli che hanno bombardato gli otto corridoi creati per favorire i deflusso dei cittadini e dei combattenti, arrivando a sparare con i cecchini su chi si allontanava.
Per Bruxelles l’ipotesi di nuove sanzioni è rimasta comunque in piedi nel momento in cui dovessero continuare i massacri dei civili, per quanto è ormai a tutti chiaro che i qaedisti di Jabat Fath al-Sham (ex Jabath al-Nusra), come pure i ribelli salafiti, hanno le loro posizioni fra le case e gli edifici pubblici (compresi gli ospedali) di Aleppo, e che quindi stanno usando i civili come scudi umani.
A tale risultato si è arrivati grazie alla posizione dell’Italia concertata con la Pesc Federica Mogherini, la quale ha detto di “Credere che non avesse senso inserire anche qui un riferimento alle sanzioni”.
Per il premier italiano Matteo Renzi infatti “Bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si faccia un accordo in Siria, ma è difficile che questo abbia a che vedere con ulteriori sanzioni alla Russia”. Renzi ha sostenuto la strada di colpire con le sanzioni Damasco, cosa di cui si era parlato al vertice dei ministri degli Esteri lunedì scorso, una posizione che ha trovato il sostegno di Spagna, Grecia, Austria e Cipro. D’altronde l’Italia non ha mai considerato efficaci, nel quadro del conflitto siriano, le sanzioni alla Russia tant’è che, nonostante le tensioni, navi russe si stanno muovendo in direzione delle coste siriane, cosa che sta preoccupando il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il quale ha garantito che il passaggio delle navi al largo delle coste dei Paesi Nato, nell’Atlantico e nel Mediterraneo “viene monitorato in modo responsabile e misurato”.
Il testo emesso a fine riunione riporta che “L’Unione Europea condanna con forza gli attacchi da parte del regime siriano e dei suoi alleati, in particolare la Russia, su civili ad Aleppo; li richiama a mettere fine alle atrocità e a fare passi urgenti per assicurare l’accesso umanitario senza ostacoli ad Aleppo e alle altre aree del Paese. Il Consiglio chiede inoltre la cessazione immediata delle ostilità e il ripristino di un processo politico credibile sotto gli auspici dell’Onu. I responsabili delle violazioni della legge umanitaria internazionale e dei diritti umani devono essere portati a giudizio. E l’Ue -conclude il testo- sta considerando tutte le opzioni disponibili, se le attuali atrocità continueranno”.
Solo pochi giorni fa incontrando il segretario di Stato Usa John Kerry, il ministro degli Esteri della Gran Bretagna Boris Johnson aveva annunciato sanzioni alla Russia, ma è poi stato richiamato alla prudenza dal suo governo. Francia e Germania, come altri paesi membri, avrebbero voluto nel testo la citazione di “ulteriori misure restrittive contro individui ed entità che sostengono il regime”, ed anche il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, era all’inizio di questo avviso.

