di Guido Keller

Non si è risparmiato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nell’attaccare (o contrattaccare) il premier italiano Matteo Renzi. I punti della discordia non sono pochi, e spaziano dalla flessibilità ai fondi per la Turchia.

Malcelando una certa irritazione, Juncker ha fatto capire di non poterne più delle critiche di Renzi alla Commissione, notando che “L’Italia a dir la verità non dovrebbe criticare troppo, poiché noi abbiamo introdotto flessibilità contro la volontà di alcuni Stati membri che molti dicono dominare l’Europa”.

“Non voglio usare gli stessi toni del premier italiano – ha continuato – perché credo che non risolva le cose. Ma non voglio essere naif, per cui tengo in tasca l’irritazione, che è grande”. Perché, per quanto dica Renzi, “Sono stato io e non lui, anche se con il suo appoggio. Sono stato io! E chi mi ha accompagnato nel convincere i contrari non si esprimeva solo con le lingue del sud, credetemi. Bisogna su questo attenersi alla realtà e alla verità”.

Renzi ha ribattuto via Twitter, ammettendo che “l’ha introdotta Bruxelles”, la flessibilità, ma “dopo che l’Italia molto, molto gliel’ha chiesto”. Renzi ha spiegato che “avere una politica economica che pensa un po’ di più a chi non ha un lavoro e un po’ meno all’austerity e alle regole ferree del budget”.

Juncker ha inoltre trovato “sorprendente” che l’Italia abbia espresso riserve sul partecipare al finanziamento dei tre miliardi promessi dalla Commissione alla Turchia per i rifugiati: “Non so spiegarle, non sono soldi per la Turchia, ma per i rifugiati siriani in Turchia”, ha affermato, ricordando che “i progetti di integrazione dei rifugiati siriani sono già in corso, ma mancano ancora i tre miliardi”.