di Guido Keller

L’Italia ha ceduto alla richiesta di fondi per integrare i tre miliardi di euro destinati alla Turchia sostanzialmente perché si tenga i profughi e contrasti le partenze dalle proprie coste.

Tecnicamente si tratta di una misura “di assistenza ai profughi sul territorio turco”, come dall’accordo fra Bruxelles ed Ankara del 29 novembre che prevede, tra l’altro, il riavvio del processo di adesione all’Ue del paese mediorientale e la sospensione dei visti per i cittadini turchi che si recano nei paesi dell’Europa unita.

La quota italiana è di 224,9 milioni di euro, il quarto contributo più alto fra quelli dei paesi membri dopo la Germania (427,5 milioni), il Regno Unito (327,6) e la Francia (309,2), e prima di Spagna (152,8), Olanda (93,9), Svezia (61,3), Belgio (57,6) e Polonia (57,0).

La riserva dell’Italia è stata sciolta dopo che il capo della Commissione Jean-Claude Juncker ha garantito che tali somme, proporzionate al reddito nazionale lordo, non verranno conteggiate al fine del Patto di Stabilità dell’Unione Europea.

Mark Rutte, premier dell’Olanda (paese presidente di turno dell’Ue) ha spiegato che “Stiamo lavorando costantemente per arginare il flusso di migranti verso l’Europa, e gli accordi Ue-Turchia sono una parte vitale di questo lavoro, prendendo di mira i trafficanti di esseri umani e lanciando progetti che aiuteranno a dare a chi vive dentro o attorno ai campi profughi la speranza di un futuro migliore”.

“L’Europea – ha continuato – sta dando seguito alla propria decisione di rendere disponibili 3 miliardi di euro per il fondo per i rifugiati in Turchia, e continueremo a lavorare intensamente con i partner turchi per ottenere risultati concreti”.