Maeci –
Il governo statunitense intende richiamare all’ordine l’Europa in tema di sanzioni alla Russia, un argomento controverso in seno all’Unione Europea anche perché ad essere danneggiati dalla rottura delle relazioni commerciali con Mosca sono i paesi europei, non gli Stati Uniti.
Dieci giorni fa era stato il premier italiano Matteo Renzi e la Pesc Federica Mogherini a farsi capocordata dei contrari all’introduzione di nuove sanzioni alla Russia per i continui bombardamenti su Aleppo Est, è così, nonostante le sollecitazioni di Washington, i 28 capi di Stato e di governo dell’Unione Europea (presente anche la britannica Theresa May) avevano concordato di non minacciare o infliggere nuove sanzioni sia perché proprio Mosca si era fatta latrice di una tregua di due giorni, anche se disattesa soprattutto dai jihadisti e dai ribelli che hanno bombardato gli otto corridoi creati per favorire i deflusso dei cittadini arrivando a sparare con i cecchini su chi si allontanava, sia perché, come aveva osservato Mogherini, “Credo che non avesse senso inserire anche qui un riferimento alle sanzioni”, che sono inutili.
Renzi aveva osservato che “Bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si faccia un accordo in Siria, ma è difficile che questo abbia a che vedere con ulteriori sanzioni alla Russia”.
Fatto sta che Washington ha fatto sapere oggi che presto verrà inviato a Roma, Berlino e Parigi Adam Szubin, sottosegretario al Tesoro con delega all’intelligence per terrorismo e questioni finanziarie, il quale avrà la missione di fare pressioni per “rafforzare la portata delle sanzioni Usa”.
Anche Spagna, Grecia, Austria e Cipro spingono perché non siano inflitte alla Russia ulteriori sanzioni, ed anzi, buona parte dell’Unione Europea vorrebbe che, in base al criterio della “condizionalità”, cioè dell’impegno di Mosca a contribuire a risolvere la crisi ucraina, si possa arrivare ad una strategia di exit graduale e quindi alla normalizzazione dei rapporti commerciali con la Russia.




