di C. Alessandro Mauceri –
“L’Europa deve urgentemente cambiare i trattati” e, come già proposto in altre occasioni, “rafforzare la governance economica con un ministro delle Finanze unico per i diciotto Paesi dell’area Euro”. A pronunciare queste parole dal gravoso peso politico è stato il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Lo stesso che, non più tardi di un paio di mesi fa, rivolgendosi all’Italia, aveva affermato che “Se il debito risolvesse i problemi, l’Italia non ne avrebbe”.
Nel suo intervento al congresso europeo dei banchieri, che si è tenuto a Francoforte, Schaeuble ha giustificato le sue parole dicendo che una simile misura servirebbe a rafforzare la moneta unica, troppo esposta agli attacchi degli investitori ai suoi anelli più deboli.
Ma il ministro delle Finanze tedesco è andato oltre. Secondo lui il governo tedesco sarebbe favorevole ad un’ulteriore cessione di sovranità nazionale, a patto ovviamente che questa cessione non metta in discussione le linee guida delle politiche nazionali. Un palese controsenso, eppure la sua proposta, in quella sede, è stata sostenuta anche dal presidente della Bce, Mario Draghi: “Non voglio dover difendere l’Euro per i prossimi cinque o dieci anni con l’attuale governance”, ha dichiarato.
In realtà, di cedere parti della sovranità nazionale dei singoli Stati si parla già da tempo. Sono anni che gli stessi che nei giorni scorsi hanno cercato di far apparire come “innovativa” e “indispensabile” questa tesi, cercano di convincere che la cessione di parte del potere da parte dei singoli Stati sarebbe lo strumento irrinunciabile per potenziare la governance dell’Eurozona.
Già nel 2012 proprio Draghi, insieme a Herman Van Rompuy, Manuel Barroso e Jean Claude Juncker, ha sottoscritto un documento dal titolo “Verso un’autentica unione economica e monetaria”.
Il documento proponeva, tra l’altro, proprio la cessione di parte della sovranità nazionale affermando che sebbene “le decisioni sui bilanci nazionali sono al centro delle democrazie parlamentari degli Stati membri […] d’altro canto i parlamenti
nazionali non sono nella posizione migliore per tenerne pienamente conto”. Per questo veniva proposto, come strumento, di “spezzare il nesso tra banche e Stati”.
Il documento fu presentato, ma i media gli dedicarono poca attenzione. Anche perché una simile decisione avrebbe creato un grave divario tra i Paesi dell’Unione facenti parte dell’area Euro e quelli che invece non ne facevano parte (pur essendo chiamati a decidere per gli altri, come si dice nel documento). Un documento fin troppo sintetico (solo 18 pagine) e che non teneva conto di diversi problemi economicamente estremamente rilevanti (come, ad esempio, il peso e la gestione delle riserve auree dei singoli Paesi senza parlare di problemi di “equità”).
Ora che Jean Claude Juncker è stato nominato presidente della Commissione Europea (nonostante lo scandalo finanziario che lo ha coinvolto e che lo ha costretto a dimettersi nel suo Paese), pare che i sottoscrittori della proposta di cedere parte dei poteri nazionali all’UE abbiano deciso di tornare alla carica.
Non è un caso se, tra le proposte del ministro della finanze tedesco, c’è stata anche quella di istituire un ministero delle Finanze europeo. E quindi un ministro (nessuno ha detto chi dovrebbe nominarlo o eleggerlo). Ma pare che Schaeuble sia già pronto per ricoprire questo incarico.

