di Guido Keller –

Nulla di fatto per l’accordo sulla nomina dell’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri: come ha affermato il premier italiano Matteo Renzi, il vertice di Bruxelles “avrebbe potuto essere più incisivo se preparato meglio. Ci hanno fatto venire qui per un accordo che poi non c’era. L’ho detto anche a Van Rompuy, la prossima volta sarà sufficiente un sms e risparmieremmo anche i costi dei voli di Stato”. Se non altro, ha aggiunto, “è stata comunque una bella occasione per vederci e fare gli auguri alla Merkel” che compie 60 anni.

Renzi, leader del partito che alle ultime elezioni ha preso più voti, vuole a tutti i costi il ministro italiano Mogherini a succedere alla britannica Chaterine Ashton alla guida della diplomazia europea.

La candidatura del ministro italiano è, come ha spiegato Renzi, “ancora aperta”, e “Non ho visto opposizione alla Mogherini”. In diversi paesi stanno facendo quadrato a sostegno dell’iniziativa italiana, fra i quali il francese Hollande e il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, che, intervistato oggi dalla Stampa, ha definito “inaccettabile” la posizione di chi ritiene Mogherini troppo giovane e inesperta.

“L’Italia – ha continuato Schulz – chiede un posto, è ammissibile e giustificato. Ho sentito dire che la trovano troppo giovane e senza esperienza. E’ inaccettabile. Essere il ministro degli Esteri di un paese del G7 non succede per caso. Mi è capitato molte volte di trovarmi con gente ‘giovane e inesperta’ che ha sorpreso tutti. Se scelta, farà un ottimo lavoro”.

“In questi giorni ho letto molti commenti sul nuovo presidente della Commissione, Juncker. Lo chiamano ‘uomo del passato’. Poi sono gli stessi per i quali Mogherini è troppo giovane. Non le pare strano?”, ha commentato ancora Schulz.

Di traverso alla scelta della Mogherini si mettono quei paesi europei che l’accusano di essere troppo “filo-russa”, specialmente quelli dell’Europa orientale che si sono staccati dall’Unione sovietica a suon di rivoluzioni (come i paesi Baltici) o che hanno ancora i conti aperti con Mosca, come la Polonia. Addirittura la Lituana, che ha al suo interno un’inquieta minoranza russa, annunciando il suo secco “no” e parla di “preoccupazioni condivise” nell’Europa orientale in merito alla politica che Bruxelles deve avere nei confronti di Mosca.

Loro vorrebbero la bulgara Kristalina Georgieva, di vent’anni più adulta e già Commissario europeo per la Cooperazione internazionale, gli Aiuti umanitari e la Risposta alle Crisi.

Lo scontro, quindi, è fra chi vorrebbe una politica di intermediazione e di dialogo con il vicino a Est, e chi vorrebbe una proiezione esclusivamente verso ovest, due interessi che sono inconciliabili.

D’altronde l’Italia, come altri paesi europei, hanno in essere con Mosca accordi, contratti, affari e trattati di primaria importanza, basti pensare al vertice italo-russo di Trieste del 26 novembre scorso al quale avevano preso parte Vladimir Putin con 11 suoi ministri e l’allora premier Enrico Letta, con i ministri corrispondenti: in quell’occasione erano stati firmati una trentina fra intese ed accordi in ogni campo, da quello industriale a quello del commercio, da quello culturale a quello turistico.

C’è poi la questione del South Stream, il gasdotto che Mosca vuole costruire tagliando l’Ucraina: Bruxelles, che teme che il South Stream possa rappresentare una sorta di cappio al collo dell’Europa, sta ostacolando in tutti i modi il progetto, che però vede l’italiana Eni come seconda partecipata dopo Gazprom, seguita poi della francese Edf e della tedesca Wintershall, controllata da Basf.

La partita è quindi ancora aperta e serve ancora tempo, conclusione che ha fatto sua Angela Merkel, mentre il suo connazionale Elmar Brok, leader del Comitato europarlamentare per gli Affari esteri ritiene che “Abbiamo bisogno di qualcuno con più competenze in politica estera”, come Georgieva, la francese Elisabeth Guigou o il polacco Radoslav Sikorski.