di C. Alessandro Mauceri –
C’era una volta l’Unione Europea. Quella che si vantava di avere a cuore la salute dei cittadini. Tanto da imporre severi limiti per le emissioni di gas di scarico delle auto e divieti alla circolazione per evitare emissioni nell’atmosfera. Quella che imponeva ai cittadini di cambiare la propria automobile pochi anni dopo averla acquistata, anche quando questa era perfettamente funzionante, per poter circolare, dato che i comuni, per far vedere che avevano a cuore i polmoni dei cittadini, hanno adottato misure sempre più restrittive per la circolazione urbana. Quella che diceva di voler “proteggere l’ambiente” riducendo i gas inquinanti.
Poi scoppiò lo scandalo Volkswagen: uno di più grandi gruppi automobilistici del mondo ha ammesso di aver truccato le centraline delle proprie vetture per poter vendere automobili che non avrebbero mai dovuto essere “targate” né, tanto meno, circolare sulle strade urbane.
Cosa ha fatto, allora, l’Ue? Per dimostrare quanto aveva a cuore la salute degli europei, ha cambiato le regole. In meglio? No, in peggio: ieri, 28 tecnici in rappresentanza dei governi dell’Unione hanno deciso di modificare le regole per l’omologazione dei veicoli. E lo hanno fatto con l’accordo di tutti i governi (unici a non votare la mozione, l’Olanda, che si è opposta, e la Repubblica Ceca che si è astenuta).
I test di omologazione, finora effettuati solo in laboratorio, dovranno essere eseguiti anche su strada, ma solo dal settembre 2017. E non basta. Per le auto nuove le limitazioni saranno vincolanti solo a partire dal 2019: i tecnici di Bruxelles avevano chiesto che entrassero in vigore dal 2018, ma i governi hanno deciso di prorogare questa data, probabilmente per dare il tempo alle case automobilistiche di adeguarsi e di “svuotare le giacenze”.
L’eccedenza delle emissioni di ossido di azoto sarà praticamente raddoppiata: dal 60 per cento proposto dalla Commissione si è passati al 110 per cento chiesto dai governi, altro regalo alle case automobilistiche. Un’eccedenza che dovrà ridursi al 50 per cento, ma non prima del 2020 per i nuovi modelli e addirittura al 2021 per i nuovi veicoli.
E per i veicoli che circolano sulle strade oggi? Attualmente queste discrepanze hanno una soglia di non conformità che può arrivare sino al 400-500% rispetto agli 80 milligrammi previsti! E fino a che non entreranno in vigore i nuovi standard…
Lascia senza parole il commento della commissaria Ue Elzbieta Bienkowska, secondo cui “L’Unione Europea è la prima e unica regione al mondo a decidere questi metodi di test così forti. E questa non è la fine della storia. Completeremo questo importante passo con una revisione del regolamento quadro relativo all’omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore. Stiamo lavorando duramente per presentare una proposta per rafforzare il sistema di omologazione e rafforzare l’indipendenza dei controlli”. La commissaria non ha spiegato che lo “sforzo” dei tecnici Ue ha già richiesto ben quattro anni (le nuove regole per l’omologazione dei veicoli sono in discussione addirittura dal 2011) e che si è stati costretti a dire qualcosa solo dopo che, a settembre scorso, è scoppiato lo scandalo Volkswagen. Se a questo si aggiunge che esistono seri dubbi sulla capacità del nuovo regolamento di ridurre le emissioni…
In pratica, invece di condannare l’operato della Volkswagen (e, stando alle prime indagini, pare che la casa tedesca non fosse l’unica a ricorrere a questo stratagemma), la Commissione europea ha, di fatto e di diritto, concesso una sorta di sanatoria. Tutte la auto finora prodotte e che non rispettano le norme imposte ai cittadini per l’utilizzo dei veicoli, potranno essere “aggiustate” e rese “omologabili” con poca spesa.
Jiri Jerabek, esponente di Greenpeace, ha definito la nuova direttiva vergognosa ed ha affermato che “I governi europei hanno deciso di premiare i truffatori. Il dieselgate ha dimostrato che sottostare alle pressioni dell’industria automobilistica sta penalizzando la salute delle persone e danneggiando l’ambiente. La classe politica continua ad arrendersi alle pressioni dei lobbisti, responsabili di infarti, asma e danni irreversibili all’ambiente. Questa decisione è vergognosa”. Intanto negli Usa in molti si stanno associando alle class action contro le case automobilistiche responsabili di questa truffa e già decessi causati dalle eccessive emissioni.
Una sconfitta sui tutti i fronti: quello della legalità, della salute dei cittadini, della tutela dell’ambiente e dei diritti dei consumatori. Una vicenda che ha un solo aspetto positivo: i cittadini europei hanno avuto l’ennesima dimostrazione (se mai ce ne fosse bisogno) che, in Europa e nel resto del mondo, a comandare non sono i cittadini, ma le multinazionali.

