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gayLa Corte costituzionale dell’Uganda ha abrogato la legge, introdotta nel Paese africano lo scorso febbraio, che prevedeva dure pene per gli omosessuali, compreso l’ergastolo per i recidivi. Oltre a questo veniva colpita qualsiasi forma di “propaganda” dell’omosessualità (quindi anche dichiararsi gay), come pure rendeva obbligatoria la denuncia degli omosessuali.

La suprema Corte ha valutato che “La legge è nulla e non è valida”, in quanto mancava il quorum dei deputati richiesto per l’approvazione.

Nonostante le critiche e le pressioni dell’opinione pubblica internazionale, il presidente ugandese Yoweri Museveni aveva promulgato la legge anche per provare “l’indipendenza dell’Uganda di fronte alle provocazioni dell’Occidente”.

L’omosessualità rimane comunque perseguita in Uganda in base all’articolo precedente del codice penale, che recita:

Codice penale, art. 145 e segg.

145. Reati contro-natura.

Chi

(A), ha conoscenza carnale di altre persone contro l’ordine della natura;

(B), ha conoscenza carnale di un animale; o

(C), consente che una persona di sesso maschile abbia conoscenza carnale di lui o di lei contro l’ordine della natura,

Commette un reato ed è passibile di reclusione a vita.

146. Tentativo di commettere reati contro-natura.

Ogni persona che tenta di commettere uno qualsiasi dei reati contemplati all’art. 145 commette un crimine ed è passibile di reclusione per sette anni.

148. Pratiche indecenti.

Chi, in pubblico o in privato, commette un atto di grave indecenza con un altro o fa sì che un’altra persona commetta un atto di grave indecenza con lui o lei o tenti di procurarsi l’atto di un’altra persona con se stesso o con un altro, in pubblico o in privato, commette un reato e rischia di reclusione per sette anni.

Esultanza per l’annullamento è stato espresso da donne e uomini impegnati nella battaglia per i diritti civili. Jacqueline Kasha ha affermato “Giudizio finale: da oggi non sono più una criminale. Abbiamo fatto la storia per le future generazioni”.