di Giacomo Dolzani –

Dopo l’aggravarsi della crisi nella Repubblica Centrafricana che ha portato alla caduta del presidente François Bozizé, rovesciato dal colpo di stato del 24 marzo scorso ad opera dei ribelli Seleka, gli Usa hanno annunciato di voler sospendere temporaneamente la caccia al signore della guerra Joseph Kony, capo del gruppo armato nazionalista e fondamentalista cristiano Lra e ricercato per crimini contro l’umanità, nell’attesa che la situazione nel paese ritorni stabile.

L’Lra (Lord’s resistance army) è una formazione ribelle nata nell’Uganda settentrionale nel 1987 dopo la caduta di Tito Okello, presidente dell’Uganda di etnia Acholi, e la successiva ascesa al potere di gruppi più rappresentativi di popoli stanziati nella parte meridionale del Paese.

L’armata, che in passato è arrivata a contare oltre 5000 effettivi, è però ormai allo sbando ed è composta secondo alcune stime da poche centinaia di uomini, pur restando ancora attiva in diverse aree di Sud Sudan, Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Centrafrica, dove si sospetta che si nasconda lo stesso Kony.

Durante gli oltre due decenni di attività l’Lra si è resa protagonista di centinaia di atti di violenza contro la popolazione civile commettendo crimini tra i quali omicidi, riduzione in schiavitù di donne e bambini e dell’arruolamento forzato di questi ultimi tra le loro file come soldati, il tutto nell’ottica, a quanto sostengono i leader del movimento, di instaurare uno stato teocratico fondato sui valori del popolo Acholi e sui comandamenti della religione cristiana.

Il fronte che si oppone all’Lra è composto dagli eserciti dei paesi interessati dalla presenza di questi guerriglieri ed è coordinato dall’Uganda, pur rimanendo di fatto sotto l’egida degli Stati Uniti che ne guidano le operazioni, fornendo il loro supporto logistico, senza il quale ogni sforzo probabilmente risulterebbe inutile e garantendosi così il controllo di una vasta zona dell’Africa centrale.

L’interruzione delle operazioni, dovuta alla caduta di Bangui in mano ai Seleka, è da considerarsi quindi solo temporanea, a garantirlo sono i vertici dell’esercito Usa impegnati nell’operazione, mentre Washington ha posto una taglia di 5 milioni di dollari per la cattura di Kony, inserendolo nella lista dei principali ricercati per crimini contro l’umanità.