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Israele, che tradizionalmente non bada alle regole internazionali sapendo di poter contare sulla propria forza e su quella degli alleati, ha ucciso con un raid aereo sul Libano un esponente di Hezbollah, Mustafa Badreddine, considerato il numero uno dell’apparato militare del partito di ispirazione sciita.

Per l’intelligence Usa Badreddine era a capo delle missioni militari degli Hezbollah in Siria, dove il partito sostiene il governo di Bashar al-Assad con lo schieramento sul territorio di alcune migliaia di combattenti, il cui ruolo è stato essenziale per la conquista di territori nella regione di Qalumoun, di al-Quaryatayn e nella battaglia di Palmira, ma anche sono schierati attorno ad Aleppo, roccaforte dei qaedisti di Jabat al-Nusra e dei gruppi ribelli che li sostengono come Ansar al-Sham e Jaysh al-Islam. Secondo alcune fonti legati alle intelligence, sarebbero 1.200 gli Hezbollah morti nel conflitto siriano.

Al momento l’esercito israeliano ha “declinato ogni commento”, ma non si tratterebbe della prima azione del genere, come pure dall’inizio del conflitto vi sono stati raid israeliani volti a colpire il passaggio di armi dalla Siria alle file di Hezbollah, in Libano.