Ungheria. Gas e petrolio: Trump chiama Orban

di Giuseppe Gagliano –

Il presidente Usa Donald Trump si è sentito al telefono con il premier ungherese Viktor Orban sulla questione dell’approvvigionamento di energia dalla Russia. Trump ha più volte dichiarato che l’arma più efficace per fermare la macchina bellica di Mosca è strangolare le sue entrate energetiche. Per questo ha chiesto agli alleati NATO di sospendere le importazioni di petrolio russo. L’Ungheria rappresenta però un’eccezione rilevante: da Budapest passa ancora gran parte del greggio Ural, a basso costo, che alimenta le raffinerie del gruppo MOL. Per Washington convincere Orban a rinunciare a questo legame significherebbe indebolire un tassello fondamentale dell’economia russa.
Orban ha fatto sapere che le specificità ungheresi rendono impossibile un taglio netto delle forniture. L’oleodotto Adriatico (Adria), che porta il greggio dalla Croazia, ha una capacità limitata e non garantirebbe l’intero fabbisogno ungherese e slovacco. In più, i bassi costi dell’Ural permettono al governo di Budapest di mantenere sotto controllo i prezzi interni dell’energia, un pilastro politico e sociale del modello orbaniano. Non a caso, i profitti di MOL sul petrolio russo sono consistenti, e su di essi grava una tassa speciale che finanzia parte della spesa pubblica ungherese.
La Commissione europea ha fissato al 2027 la data per azzerare le importazioni di combustibili fossili russi, ma sotto la pressione di Trump i tempi si stanno accorciando. Bruxelles ha già annunciato che il GNL russo sarà vietato dal 1 gennaio 2027, un anno prima del previsto, e valuta anche l’introduzione di dazi. È un’accelerazione che mette in difficoltà Paesi come l’Ungheria, dipendenti da forniture a basso costo, e apre un fronte politico interno all’UE tra falchi delle sanzioni e governi più pragmatici.
Il contenzioso tra MOL e l’operatore croato Janaf sull’oleodotto Adria è emblematico. Per MOL, l’infrastruttura non può garantire flussi sufficienti, mentre Janaf ribatte che le capacità tecniche ci sono, e accusa Budapest di non voler abbandonare i vantaggi del petrolio russo. Dietro la schermaglia tecnica si nasconde la questione politica: l’Ungheria vuole mantenere il margine di manovra che il petrolio russo le assicura, mentre l’UE e gli Stati Uniti spingono per una rottura netta.
La vicenda mostra come il petrolio non sia solo una questione di barili, ma di alleanze e strategie. Trump e Orban condividono visioni simili su migrazione e valori identitari, ma il tema dell’energia è parso dividerli, salvo poi lo stesso Trump considerare, a seguito dell’incontro con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, di comprendere le difficoltà di Ungheria e Slovacchia nel ridurre la loro dipendenza energetica dalla Russia, aggiungendo di non volere che nessuno li incolpi per questo.
La Russia osserva con interesse: ogni esitazione europea rappresenta un salvagente per le sue entrate.