Notizie Geopolitiche –
E’ polemica su uno dei candidati a ricoprire la carica di ambasciatore della Repubblica d’Ungheria in Italia, Peter Szentmihalyi Szabo, il quale è stato accusato, come hanno riferito diversi quotidiani, dall’Anti Defamation League di posizioni estremiste e ‘antisemite’: l’interessato ha già comunicato al proprio ministero degli Esteri l’intenzione di rinunciare all’incarico, cosa confermata da Budapest.
In una nota la Farnesina ha reso noto che al ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, “non è arrivata nessuna richiesta di gradimento per la sostituzione dell’attuale ambasciatore di Ungheria a Roma”, Janos Balla, “giunto alla fine della sua missione in Italia”.
“La Farnesina – si legge nella nota – auspica, per lo sviluppo proficuo del dialogo italo-ungherese, che entrambi i Paesi possano disporre dei migliori e più efficaci canali di comunicazione, e confida dunque che per la guida della rappresentanza diplomatica sia proposta una personalità in grado di contribuire efficacemente al consolidamento delle relazioni tra i due Paesi.
L’Anti Defamation League è un gruppo di pressione fondato nel 1913 da B’nai B’rith negli Stati Uniti il cui scopo statutario è “fermare, per mezzo di appelli alla ragione ed alla coscienza e, se necessario, rivolgendosi alla legge, la diffamazione nei confronti degli ebrei”.
Con un budget annuale di più di 50 milioni di dollari USA, ha 29 uffici negli Stati Uniti e tre uffici in altri paesi, con il quartier generale a New York.
Da quanto si è appreso, il direttore della Anti Defamation League, Abraham H. Foxman, aveva inviato da New York una lettera alla Farnesina in cui chiedeva di non concedere il gradimento a Szentmihalyi Szabo: “Noi speriamo – aveva scritto Foxman – che risulterà chiaro al governo ungherese che il signor Szabo non sarebbe gradito a Roma”, in quanto il diplomatico, che è anche scrittore e poeta, ha pubblicato testi con teorie cospirative antisemite e ha affermato che gli ebrei ungheresi sono “agenti di Satana“ e persone che hanno lucrato sull'”industria dell’Olocausto”.

