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Dopo aver forzato i cordoni di polizia presso la città di confine di Roszke, in Ungheria, alcune centinaia di migranti si sono messi in viaggio a piedi lungo l’autostrada M5, che porta a Budapest. Gli agenti sono ricorsi agli spray urticanti, ma i profughi hanno fatto pressione e sono riusciti a scavalcare la recinzione dell’autostrada.
Intanto il ministro della Difesa ungherese Csaba Hende ha rassegnato le dimissioni dopo le critiche arrivate dal premier Viktor Orban per non aver ultimato nei tempi stabiliti la barriera di 176 chilometri al confine con la Serbia; è stato sostituito con il collega allo Sport Istvan Simicsko. Il premier ha informato che entro il 15 settembre invierà l’esercito a presidiare il confine meridionale.
Tensioni con le forze dell’ordine vi sono anche al confine fra la Serbia e la Macedonia, dove in 2mila sono riusciti a passare ed in altri 8mila sono in attesa di entrare nel territorio serbo.
Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk è intervenuto per dire che “L’ondata attuale d’emigrazione non è un incidente casuale, ma l’inizio di un esodo vero e proprio, il che significa che noi dovremo affrontare questo problema anche negli anni a venire”. (…) “E’ dunque importantissimo apprendere come convivere con la crisi senza accusarci l’uno con l’altro”.

