di Giuseppe Gagliano –
Il neo-presidente dell’Uruguay, Yamandu Orsi, ha inaugurato il suo mandato con una chiara dichiarazione d’intenti sulla politica estera: rafforzare il Mercosur e consolidare i rapporti con l’Unione Europea. In una fase in cui il blocco sudamericano vive tensioni interne, soprattutto a causa della posizione dell’Argentina, Orsi ha ribadito il suo sostegno all’accordo commerciale UE-Mercosur, già da tempo oggetto di dibattito.
Orsi ha trovato un forte alleato in Frank-Walter Steinmeier, presidente tedesco, che ha sottolineato l’importanza della cooperazione economica tra Europa e Sud America in un contesto internazionale segnato da incertezze geopolitiche. Durante il loro recente incontro, il leader uruguaiano ha evidenziato i benefici che l’intesa con l’UE potrebbe portare al suo Paese e all’intero blocco regionale.
Se l’Uruguay punta sulla coesione regionale, l’Argentina di Javier Milei si muove in una direzione diametralmente opposta. Il presidente argentino ha infatti espresso il desiderio di uscire dal Mercosur per negoziare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, ritenendo che il blocco sudamericano abbia favorito soprattutto il Brasile, penalizzando invece l’economia argentina.
Orsi, pur riconoscendo le diverse strategie dei due governi, ha sottolineato che le critiche al Mercosur esistono da tempo ma che, a suo avviso, il blocco rappresenta un’opportunità per tutti i suoi membri. Ha quindi ribadito l’impegno dell’Uruguay nel rafforzare i legami regionali e nel rendere il Mercosur un motore di sviluppo comune.
Durante un recente vertice a Montevideo la transizione della presidenza pro tempore dal governo uruguaiano a quello argentino è avvenuta senza particolari frizioni, segnale che, nonostante le divergenze, esiste una volontà di mantenere aperto il dialogo tra i membri del blocco.
Un altro dossier caldo riguarda il Venezuela. A differenza del suo predecessore Luis Lacalle Pou, schierato apertamente con l’opposizione venezuelana, Orsi ha scelto una via più diplomatica: non riconoscere Nicolás Maduro, ma neanche il leader dell’opposizione, Edmundo González Urrutia.
Questa posizione, spiegata dal ministro degli Esteri uruguaiano Mario Lubetkin, mira a mantenere un equilibrio politico e ad affrontare il problema dei rapporti con Caracas in modo pragmatico. L’Uruguay considera il governo Maduro una dittatura, ma ritiene che la situazione venezuelana non possa essere equiparata a quella di uno Stato fallito come la Somalia. Di conseguenza, pur negando un riconoscimento ufficiale, il governo uruguaiano è consapevole della necessità di mantenere un canale di dialogo per gestire le relazioni diplomatiche e l’assistenza ai cittadini uruguaiani residenti in Venezuela.
Lubetkin ha poi chiarito che lo stesso approccio verrà adottato nei confronti di Cuba: pur non condividendo il modello politico dell’Avana, il governo uruguaiano manterrà relazioni istituzionali con l’isola, separando gli aspetti ideologici dalle esigenze diplomatiche.
La linea di Orsi si distingue per il suo pragmatismo: mentre mantiene ferme posizioni sui principi democratici, cerca di evitare schieramenti netti che potrebbero danneggiare gli interessi dell’Uruguay in un contesto geopolitico in rapida evoluzione.
In un Sud America in cui la politica estera è sempre più polarizzata, il nuovo presidente uruguaiano punta su una strategia autonoma, mantenendo saldi i legami con Europa e Mercosur, ma senza chiudere le porte a interlocutori con cui è inevitabile dialogare.












