di Giuseppe Gagliano –
A margine del vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, i presidenti di Usa, Donald Trump, e del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, hanno deciso di avviare immediatamente i negoziati per un accordo commerciale bilaterale tra Stati Uniti e Brasile. L’incontro, durato circa 50 minuti, è stato definito “eccellente” da entrambe le parti e rappresenta un segnale concreto di riavvicinamento tra Washington e Brasilia dopo anni di tensioni economiche e politiche.
Il Brasile punta a ottenere la sospensione delle tariffe del 50% imposte dagli USA nel 2023 su diversi prodotti, misura legata alle tensioni seguite alla condanna dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Lula ha insistito sulla necessità di riequilibrare il deficit commerciale bilaterale e di non essere trattato come “concorrente sleale”. Ha inoltre sollecitato la revoca di misure previste dal Magnitsky Act contro alti funzionari brasiliani, tra cui il giudice Alexandre de Moraes.
Trump ha dichiarato di voler “raggiungere rapidamente accordi vantaggiosi per entrambe le economie”, dando istruzioni alla sua squadra per avviare i colloqui immediatamente. Per il Brasile, questo negoziato rappresenta un’occasione per ridurre barriere commerciali e ampliare l’accesso al mercato statunitense.
Sul tavolo c’è anche la competizione agricola globale. Con la riduzione delle importazioni cinesi dagli Stati Uniti a causa della guerra commerciale, Pechino ha rafforzato i legami con Brasilia, oggi primo fornitore mondiale di soia. Secondo i dati del Ministero dello Sviluppo brasiliano, le esportazioni di soia del Paese supereranno i 102 milioni di tonnellate entro fine ottobre, consolidando la leadership globale del Brasile e mettendo in difficoltà i produttori statunitensi.
Il negoziato tra Washington e Brasilia, quindi, non è solo commerciale ma anche strategico: serve a contenere l’espansione economica cinese in America Latina e a riportare il Brasile entro un quadro di cooperazione preferenziale con gli USA.
Lula, consapevole del peso del Brasile nelle catene di approvvigionamento globali, sta giocando una partita di equilibrio tra Washington e Pechino. Da un lato, cerca benefici economici dagli USA; dall’altro, non intende compromettere i rapporti con la Cina, primo partner commerciale del Paese.
Per Trump, questo riavvicinamento è un tassello della più ampia strategia di contenimento dell’influenza cinese in Sud America, considerata sempre più cruciale negli equilibri globali.
I team economici dei due Paesi dovrebbero riunirsi a breve per definire il calendario dei negoziati e i settori prioritari. Se l’intesa dovesse concretizzarsi, si tratterebbe del più significativo accordo commerciale bilaterale tra USA e Brasile degli ultimi vent’anni, con potenziali ricadute su agricoltura, tecnologia, energia e flussi di investimento.
Il vertice di Kuala Lumpur non è solo un episodio di diplomazia economica, ma un tassello importante di una strategia geopolitica più ampia. Per gli USA, si tratta di limitare la proiezione cinese nell’emisfero occidentale; per il Brasile, di massimizzare vantaggi economici mantenendo una posizione di equilibrio tra le due superpotenze.
Il successo di questi negoziati potrebbe inaugurare una nuova fase nelle relazioni bilaterali e ridefinire la mappa delle alleanze economiche in America Latina.




