
di Guido Keller –
Non tutti ci avevano creduto. Qualcuno, appena un mese fa, aveva persino sorriso con scetticismo quando si avanzava l’ipotesi che la brusca riattivazione di Donald Trump sui fronti politico, militari, con un’attenzione particolare al Venezuela, fosse collegata a un progresso significativo nel campo dell’intelligenza artificiale. Oggi, però, nuovi elementi sembrano dare maggiore consistenza a quella lettura.
Secondo un’inchiesta pubblicata il 13 febbraio dal Wall Street Journal, e ripresa da Reuters, il modello di intelligenza artificiale Claude, sviluppato dalla società Anthropic, sarebbe stato utilizzato nell’ambito di un’operazione militare statunitense mirata alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolas Maduro.
L’impiego del sistema Claude sarebbe stato reso possibile dalla partnership tra Anthropic e Palantir Technologies, azienda specializzata nell’analisi dei dati e già profondamente integrata negli apparati di sicurezza statunitensi. Le piattaforme di Palantir, infatti, sono ampiamente utilizzate dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e dalle forze dell’ordine federali, confermando il ruolo centrale dell’azienda nei meccanismi decisionali militari e di intelligence.
Il quadro che emerge è quello di una crescente pressione del Pentagono sulle principali aziende di intelligenza artificiale, tra cui anche OpenAI, affinché rendano disponibili i propri strumenti su reti classificate, alleggerendo o rimuovendo molte delle restrizioni normalmente applicate agli utenti civili. Una richiesta che apre interrogativi profondi sul rapporto tra innovazione tecnologica, sicurezza nazionale e controllo etico.
Molte aziende del settore, del resto, stanno già sviluppando versioni specializzate dei loro modelli per uso militare, segnando un’accelerazione nella militarizzazione dell’intelligenza artificiale. In questo contesto, le mosse politiche e strategiche degli Stati Uniti, e la rinnovata assertività di Trump sullo scenario internazionale, appaiono sempre meno scollegate dai rapidi avanzamenti tecnologici.
Quella che solo poche settimane fa poteva sembrare una congettura ardita, oggi assume i contorni di una tendenza strutturale, l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento economico o civile, ma un vero e proprio moltiplicatore di potenza geopolitica. E le sue implicazioni stanno iniziando a riflettersi, in modo sempre più evidente, sulle scelte politiche e militari globali.











