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Il Wall Street Journal ha riportato che hacker dei pasdaran iraniani, i Guardiani della Rivoluzione, sono entrati nella rete informatica dell’amministrazione Usa violando email e account di social network, probabilmente in una risposta alla querelle per l’arresto avvenuto lo scorso 15 ottobre a Teheran di Siamak Namazi, un imprenditore con doppia cittadinanza iraniano-statunitense e residente negli Emirati Arabi Uniti.

Namazi, che è a capo della società di consulenza Crescent Petroleum e che è ritenuto vicino alle opposizioni iraniane, è uno dei leader del World Economic Forum Young Global ed ha sempre spinto per la realizzazione di legami economici tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti.

Da notare che gli attacchi informatici di oggi arrivano dai pasdaran, gruppo d’élite che risponde direttamente alla Guida spirituale Ali Khamenei, ritenuto contrario agli accordi sul nucleare iraniano.

Si tratta del quarto individuo con anche cittadinanza statunitense agli arresti in Iran: gli altri sono Jason Rezian, giornalista del Post arrestato nel luglio 2014 e considerato dagli iraniani essere una spia; Amir Hekmati, ex marine condannato a morte per spionaggio; Saeed Abedini, un convertito al cristianesimo arrestato nel 2012 e condannato a otto anni di carcere per proselitismo. Non si hanno invece notizie di Robert Levinson, ex agente Fbi scomparso nel 2007 sull’isola di Kish, dove stava svolgendo una missione sotto copertura per la Cia.