di Viviana D’Onofrio

“La realtà è che siamo in guerra“. In questi termini si è espresso il capo del Pentagono, Ash Carter, in un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso americano per aggiornare sulla strategia degli Stati Uniti contro lo Stato Islamico, sottolineando tra l’altro di essere d’accordo con il generale Joseph Dunford sul fatto che l‘Isis non sia stato contenuto.

Carter ha inoltre affermato di aver “personalmente contattato” 40 Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta allo Stato Islamico, mostrandosi comunque contrario al dispiegamento di “significative” forze di terra Usa in Siria ed in Iraq, in quanto ciò finirebbe per “americanizzare“ il conflitto.

Il numero uno della Difesa statunitense ha aggiunto che “Gli Usa sono pronti all’invio di elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq” per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramadi.

Intanto il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in un incontro con la stampa italiana accreditata a Mosca ha dichiarato che il problema dell’Isis può essere risolto velocemente, se si sommano le potenzialità della coalizione statunitense e quelle dell’aviazione della Federazione russa, previo un coordinamento con le forze terrestri siriane.

Lavrov ha anche espresso la propria preoccupazione per la situazione in Libia. “Io capisco quanto sia importante per l’Italia il problema libico”, ha detto il ministro, “sia per motivi geografici che storici. Noi confermiamo la nostra comprensione e siamo pronti ad aiutare a risolvere il problema. E questo lo ha detto Putin nell’incontro con Renzi a settembre. Ci sono già stati cinque incontri tra loro, sempre buoni, in un’atmosfera di comprensione reciproca”.