di Manuel Giannantonio –
In occasione della convention repubblicana di Cleveland, Ohio, Donald Trump è stato ufficialmente designato come candidato alla Casa Bianca. Il miliardario è insomma riuscito a diventare progressivamente la forza dominante del Grand Old Party ed ora la sua influenza si farà sentire per numerosi anni a venire, proprio come stima un commentatore di New Republic, Jeet Hee, per il quale “Il Partito repubblicano è diventato il Partito di Trump e non sarà mai più lo stesso”.
Già prima della convention, la possibile nomina di Trump aveva avviato discussioni e prese di posizione, tra cui la satirica provocazione del Boston Globe (quinto giornale americano più letto nel web), che aveva immaginato le conseguenze disastrose di uno scenario ccon Trump nello studio ovale. Il commentatore, Jeet Heer, ricorda tuttavia che il partito che fu di Lincoln “si è lentamente trasformato ancora prima che l’uomo d’affari demagogo iniziasse la sua campagna. Oggi, il processo è compiuto”.
Il processo di “trumpificazione” del Partito repubblicano era percettibile nella retorica dei delegati presenti alla Convention di Cleveland, che hanno ripreso i temi favoriti di Trump: ”Rendere grandezza all’America” e “Hillary la disonesta”.
Trump non ha creato questi elettori. Ha piuttosto cavalcato l’onda di collera alla base del partito repubblicano già furioso per i mutamenti della società americana e soprattutto per l’incapacità dei dirigenti repubblicani nel mantenere le loro promesse. L’elettorato dunque è stato sedotto dalle buffonerie e gli insulti del miliardario che mostrano un uomo non rispettoso delle regole.
Questo processo non è certo destinato a finire presto poiché si poggia su un’evoluzione demografica fondamentale, “un partito di bianchi in un paese sempre più diverso”. Anche se Trump non gode dei favori del pronostico ma potrebbe continuare a farsi sentire la sua influenza negli anni a venire.
