di Guido Keller –

Sono più di 400 i manifestanti arrestati a Ferguson, in Missouri, e negli Stati Uniti in seguito alle proteste scaturite dalla decisione del grand jury di non processare Darren Wilson, il poliziotto 28enne che il 9 agosto sparò ed uccise il 18enne di colore Michael Brown, disarmato: manifestazioni vi sono state un po’ ovunque, a Boston, Dallas, New York, Atlanta, Baltimora, Washington, San Francisco e persino a Tokyo, ma si potrebbe continuare nell’elenco delle città con manifestazioni per lo più pacifiche, con strade e autostrade bloccate, lunghi cortei di persone indignate anche per la decisione di oggi del governatore del Missouri, Jay Nixon, di respingere la richiesta di far esaminare il caso ad un altro grand jury.

Ieri è stato il giorno della versione di Wilson, il quale per la prima volta ha spiegato in tv, alla Abc News (che ha sborsato più delle altre per aggiudicarsi l’esclusiva), che “Il motivo per cui ho la coscienza pulita è che so di aver fatto il mio lavoro nel modo giusto” e che “Non credo che sia ossessionante ma rimarrà sempre qualcosa che è accaduto”. In pratica la linea di Wilson è quella della legittima difesa, con il giovane Brown che, stando alla sua ricostruzione, avrebbe aggredito il poliziotto.

Il resoconto pubblico di Wilson è stato benzina su un fuoco che ha incendiato edifici, auto e soprattutto una protesta che sa di sommossa, di certo non placabile con i molti appelli alla calma lanciati da politici e vip del mondo dello spettacolo e dello sport.

Negli scontri fra i manifestanti e la polizia è volato di tutto, dai lacrimogeni alle bottiglie moltov, dai sassi ai proiettili vaganti: decine i feriti.

Quella passata, come ha detto il capo della polizia locale Jon Belmar, è stata la “peggiore notte” da quando sono iniziate le proteste, ma di certo non è l’ultima, fino a quando la comunità di colore della civilissima e democraticissima superpotenza Usa continuerà ad avere la percezione, comprovata dal mancato processo a Wilson, che per i neri e per i bianchi la giustizia non è uguale, negli Stati del Sud.

Oggi è avvenuto che a Cleveland, capoluogo amministrativo della Contea di Cuyahoga, nello Stato dell’Ohio, a morire sotto i colpi della polizia è stato un dodicenne di colore.

Il bambino, Tamir Rice, brandiva una pistola giocattolo sui passanti e la polizia è intervenuta su chiamata di un cittadino il quale aveva avvertito che quasi certamente si sarebbe trattato di un’arma finta.

Nonostante questo i poliziotti hanno intimato per ben tre volte al 12enne di deporre l’arma e di alzare le mani, un comando non eseguito dal bambino per cui il 26enne Timothy Loehman, entrato quest’anno nelle forze dell’ordine e il 46enne Frank Garmback, nel dipartimento dal 2008, hanno aperto il fuoco.

La famiglia ha chiesto alla polizia di diffondere il video.