di Enrico Oliari –
Negli Stati Uniti è shutdown. Lo stagno della paralisi politica in cui si è infilata la riforma sanitaria, potrebbe costare molto cara agli Stati Uniti. Per ripicca nei confronti di una legge già approvata, i Repubblicani non hanno concesso lo sfondamento del debito pubblico, attualmente attestato sui 17.600 mld di dlr, e quindi non hanno concesso il via libera alla legge finanziaria che servirebbe a finanziare la stessa “Obamacare”: l’intesa tra Camera e Senato non c’è stata e dalle 6.00 di questa mattina (ora italiana) i servizi federali si sono di fatto bloccati, con il rischio che ben 700mila lavoratori rimangano a casa senza stipendio.
Il “The Patient Protection and Affordable Care Act”, ribattezzato “Obamacare”, altro non sarebbe che l’obbligo di assicurazione sanitaria per tutti, magari acquistata a prezzi vantaggiosi su internet, in modo da garantire per 4mila dollari all’anno le cure anche per 50 mln di americani che fino ad oggi non potevano permettersele, grazie all’intervento pubblico, la “Health Insurance Exchange”.
La cosa proprio non è andata giù ai Repubblicani, rappresentanti degli interessi delle grandi compagnie assicuratrici, per cui la Cosa pubblica negli Stati Uniti oggi si è di fatto bloccata: Obama ha comunque firmato un provvedimento che assicura che i militari dell’Esercito in servizio attivo e della Guardia Costiera continuino a essere pagati anche durante lo shutdown.
Il direttore dell’ufficio presidenziale del Bilancio, Sylvia Mathews Burwell, ha disposto la chiusura di diversi uffici federali “per mancanza di fondi” ed ha fatto notare che l’unica speranza ora consiste nel fatto che dal cilindro delle camere possa uscire il coniglio dell’esercizio provvisorio, al fine di permettere ai ministeri di riprendere a funzionare “per – ha spiegato Burwell – il resto dell’anno fiscale”, e quindi “ripristinare l’operatività dei servizi e dei programmi pubblici essenziali”.
Il commento del presidente Obama ha suonato come un de profundis: “Malauguratamente” – ha affermato rivolgendosi ai militari – “il Congresso non ha adempiuto alle proprie responsabilità. Non è stato capace di approvare un bilancio e, come risultato, gran parte della nostra amministrazione adesso deve chiudere, fino a quando il Parlamento non tornerà a finanziarla”.
Obama ha spiegato, nel video girato per le Forze militari, che “Garantiremo che abbiate ciò di cui avete bisogno per completare le vostre missioni. Le minacce alla nostra sicurezza nazionale non sono cambiate, e ci occorre che siate pronti per qualsiasi evenienza”.
Il presidente ha comunque fatto notare che, al momento, sarà mandato a casa il personale civile che opera attorno alle Forze armate, specialmente quello adibito a mansioni non essenziali, poiché non potrà più essere pagato. “So che i giorni a venire potrebbero significare una maggiore incertezza, ivi compresi possibili congedi” – ha continuato Obama – “e so che questo arriva subito dopo i licenziamenti che molto tra voi hanno già dovuto sopportare in estate. Voi e le vostre famiglie meritate di meglio rispetto ai malfunzionamenti cui abbiamo assistito in Congresso. Continuerò ad attivarmi affinché lo stesso Congresso faccia riaprire il nostro governo il più presto possibile, e vi faccia ritornare al lavoro quanto prima”.
Si ripete il dramma del gennaio 1996, quando si era rischiato di lasciare a casa 800mila dipendenti pubblici.
