di Manuel Giannantonio –
Washington – Il Partito repubblicano americano può sperare di riprendere il controllo al Senato nelle elezioni di metà mandato che si tengono, uno scrutinio fortemente influenzato dall’impopolarità del 44° presidente del paese.
La situazione economica, l’epidemia Ebola, l’avanzata dei jihadisti dello Stato islamico della Siria e del Levante (Isis), certamente pesano sul morale popolare americano e i democratici potrebbero pagarne il prezzo. In totale sono 36 i seggi da senatore, la totalità dei 435 seggi della Camera dei rappresentanti e 36 da governatore che saranno in gioco nella giornata di oggi.
Gli investigatori dell’opinione pubblica, dopo un’analisi della vox populi, indicano che gli elettori democratici si siano mobilitati di meno rispetto ai repubblicani e la storia prova che il partito al potere, spesso, durante queste elezioni perde seggi importanti.
Questa volta, “sembra che non ci siano molti soggetti dei quali la gente può dirsi soddisfatta”, spiega David Yespen, direttore del Paul Simon Public Policy Institute presso la Southern Illinois University. “Non può essere giusto ma tendono a rendere responsabile la Casa Bianca e poi, credo che il Senato diventerà repubblicano”.
Alla Camera i repubblicani potrebbero rinforzare la propria maggioranza di 233 seggi contro i 199 dei democratici. Dovrebbero, inoltre, conservare la maggioranza dei posti di governatore di Stato. Tuttavia, il Senato resta il principale strumento determinante di queste elezioni: i repubblicani devono conquistare sei seggi per assicurarsi il controllo delle due camere del Congresso, dato che se concretizzato, rappresenterebbe una prima dal 2006. Se è certo che i repubblicani otterranno alcuni seggi, resta difficile stimarne il numero poiché da otto a dieci senatori restano ancora indecisi.
Esiste anche una probabilità che nessuno dei due partiti in gioco controlli il Senato martedì: un candidato deve ottenere più del 50% dei voti espressi per vincere, un secondo turno, previsto a dicembre o gennaio, potrebbe rendersi necessario negli Stati della Louisiana e in Georgia, dove più di due candidati sono in lista. Certo, se il Senato diventa repubblicano, gli ultimi due anni della presidenza Obama sarebbero senz’altro complicati e il presidente dovrebbe inevitabilmente negoziare compromessi con l’opposizione.
Un Senato a maggioranza repubblicana si sforzerebbe senza alcun ombra di dubbio di approvare la costruzione del gigante oleodotto Keystone XL, di spezzettare parte del programma “Obamacare” e incidere sulla riforma economica.
Secondo i risultati di un bilancio redatto dalla Reuters Ipsos condotto negli ultimi giorni, solo il 38% degli americani approva l’azione di Obama, mentre il 56% la disapprova apertamente. E sono solo il 24% a pensare che il proprio paese vada nella giusta direzione. Circa il 58% degli elettori repubblicani si dicono certi di votare, contro il 44% dei democratici, rivela l’inchiesta.
L’impopolarità del presidente Obama l’ha condotto a ridurre la sua presenza nella campagna, e numerosi candidati hanno preso le distanze. Se la Casa Bianca assicura pubblicamente, che i democratici conserveranno il Senato, diverse persone che hanno frequentato la residenza presidenziale hanno riferito di un ambiente teso. Nonostante tutto, i democratici ricordano che il numero di senatori incerti permette loro di ottenere la maggioranza.
“I repubblicani hanno fatto un buon lavoro facendo del presidente e delle sue azioni, il soggetto centrale. Per i democratici, l’unica opportunità di ottenere la vittoria finale e di ricordare agli elettori che qualsiasi politica è prima locale”, spiega Jim Manley, uno dei responsabili della strategia del partito democratico.
I repubblicani, che incentravano all’inizio dell’anno la loro campagna sui fallimenti o presunti tali dell’amministrazione sulla riforma sanitaria, hanno posto recentemente l’accento su quello che chiamano il fallimento della leadership del presidente.
