Ezio Cairoli –
WASHINGTON. Sabato scorso Washington è stata teatro di una monumentale parata militare per celebrare il 250mo anniversario della fondazione dell’Esercito degli Stati Uniti, una ricorrenza che coincide anche con il 79mo compleanno del presidente Donald Trump. Nei primi 40 minuti la parata ha ripercorso la storia delle Forze armate americane, dalla loro creazione nel 1775 fino ai conflitti più recenti, come la Guerra del Golfo del 1991. Tra i protagonisti, i militari della 10ma Divisione di montagna, che dopo l’11 settembre 2001 sono stati impiegati più di venti volte in missioni in Afghanistan e Iraq. I soldati hanno marciato mostrando orgogliosamente le più moderne attrezzature in dotazione, dai fucili d’assalto ai droni, mentre sopra le loro teste si alternavano in volo formazioni di elicotteri. Per quasi due ore, lungo Constitution Avenue, hanno sfilato circa 6.600 soldati in divise moderne e storiche, insieme a 150 veicoli tra cui 128 carri armati Abrams e Sherman, blindati Bradley e Howitzer, jeep e artiglieria pesante a cavallo con uniformi d’epoca.
In cielo, 50 aeromobili: elicotteri Apache, Black Hawk, Cayuse e Chinook, lo storico bombardiere Mitchell B-25, il caccia Mustang P-51 e il C-47. Il programma ha previsto anche la sfilata di 34 cavalli, due muli e cani robot.
L’evento ha attirato più di 200mila spettatori, in un clima festoso ma anche fortemente divisivo. Trump ha assistito alla parata accanto alla First Lady Melania e al capo del Pentagono Pete Hegseth.L’evento si è concluso con spettacolari fuochi d’artificio che hanno illuminato la Capitale statunitense. Successivamente Trump ha preso la parola ignorando completamente le proteste: “Tutti gli altri paesi festeggiano le loro vittorie. È il momento di farlo per l’America e lo stiamo facendo stasera”.
Prima di lui, il vicepresidente JD Vance aveva ringraziato l’esercito e colto l’occasione per fare gli auguri di compleanno al presidente e per l’anniversario di matrimonio alla moglie Usha. Per ben quattro giorni gran parte della capitale è rimasta paralizzata a causa dell’organizzazione dell’evento e delle imponenti misure di sicurezza. Numerose strade sono state chiuse al traffico, rinforzate con placche metalliche per resistere al peso dei mezzi militari. In molte aree urbane sono state montate alte recinzioni nere per impedire il passaggio pedonale e contenere eventuali manifestazioni.
La sfilata, che ricalca un’idea che il tycoon aveva già maturato nel 2017 dopo aver assistito a una cerimonia militare in Francia, non era inizialmente prevista e ha suscitato diverse polemiche. Già nelle ore precedenti all’inizio del corteo, numerose manifestazioni si sono svolte in varie città americane per contestare il presidente e in particolare la sua recente decisione di impiegare l’esercito in California per fronteggiare i disordini civili. Una misura che ha sollevato dure critiche, anche da parte delle autorità locali.
A Washington, manifestanti pacifisti si sono radunati vicino al National Mall, dove erano esposti veicoli e armamenti, mostrando cartelli con slogan come “Homes not drones” (“Case, non droni”). I cortei “No Kings”, organizzati in centinaia di città da Seattle a Los Angeles, hanno denunciato quello che hanno definito un gesto narcisistico da parte di Trump, che secondo i critici avrebbe sfruttato l’occasione più per festeggiare il proprio compleanno che per onorare l’esercito.
Le proteste hanno assunto una portata nazionale. A Salt Lake City, in Utah, si sono registrati i disordini più gravi: un manifestante è rimasto gravemente ferito da un colpo d’arma da fuoco e tre persone sono state arrestate. A Las Vegas, 15 manifestanti sono stati fermati, mentre a Seattle fuochi d’artificio e petardi sono stati lanciati contro l’edificio federale. Tensioni anche a New York, dove i manifestanti si sono radunati davanti alla sede dell’ICE, l’agenzia per il controllo dell’immigrazione. “Non tolleriamo i tiranni”: è questo lo slogan che ha unito le piazze americane in un’ondata di dissenso. A Los Angeles, una manifestazione iniziata in modo pacifico si è trasformata rapidamente in caos quando la polizia a cavallo ha caricato la folla, colpendo alcuni presenti con bastoni e manganelli. Gli agenti hanno successivamente utilizzato gas lacrimogeni, provocando la fuga dei manifestanti e coinvolgendo anche venditori ambulanti e passanti. In un comunicato pubblicato sulla piattaforma X, le forze dell’ordine hanno dichiarato: “È stato approvato l’uso di armi non letali, che tuttavia possono provocare dolore. Si consiglia alla popolazione di lasciare l’area”.
Per la prima volta, anche i Marines hanno partecipato attivamente al presidio, con l’obiettivo di proteggere le proprietà federali. Decine di militari, equipaggiati in assetto da combattimento, si sono affiancati a membri della Guardia Nazionale e a funzionari della Sicurezza nazionale. Di fronte a loro, centinaia di manifestanti hanno espresso ilproprio dissenso, gridando in inglese e spagnolo frasi come “Tornate a casa!”.
Le ragioni del movimento “No Kings” sono molteplici: dalle contestate politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump, alla militarizzazione interna, fino ai tagli alle spese federali e alla parata stessa, vista come uno spreco simbolico e concreto. Il movimento è nato in modo spontaneo su impulso di sindacati, collettivi civici e gruppi come “50501”, cinquanta proteste in cinquanta stati per un solo obiettivo: fermare un trumpismo che, da visione autoritaria, si è tramutato in una concreta macchina repressiva alimentata dalle forze armate federali.
A rendere l’evento ancora più controverso è stato anche il costo, stimato in circa 45 milioni di dollari, oltre al rischio di danneggiare l’asfalto cittadino con il passaggio dei carri armati da 60 tonnellate. Per questo motivo, l’esercito ha installato lastre di metallo lungo il tragitto per proteggere le strade.
Le celebrazioni avvengono in un momento particolarmente delicato per l’immagine delle forze armate, percepite con crescente diffidenza da una parte della popolazione. L’invio della Guardia Nazionale e dei Marines in Californi infatti ha alimentato ulteriori tensioni, soprattutto alla luce del netto rifiuto da parte del governatore. La notte americana ha restituito anche un’immagine drammatica del Paese: segnata da un attentato a due politici democratici avvenuto in piena notte nelle loro case da un uomo vestito da poliziotto.
Nei comuni di Champlin e Brooklyn Park, nella cintura metropolitana a nord di Minneapolis (Minnesota), la ex speaker della Camera dello Stato, Melissa Hortman, è stata uccisa insieme al marito.
Il senatore John Hoffman e la moglie sono rimasti gravemente feriti: sottoposti a interventi chirurgici, si troverebbero ora in condizioni stabili. Il sospettato è il 57enne Vance Boetler, considerato “armato e pericoloso”, attualmente in fuga da diverse ore. L’FBI ha diffuso un avviso pubblico offrendo una ricompensa fino a 50mila dollari per chi fornirà informazioni utili che portino alla cattura e alla condanna del presunto killer. Le autorità hanno anche perquisito la casa in cui Boetler condivideva una stanza con un amico intimo, David Carlson, che ha collaborato con gli investigatori.
Secondo quanto dichiarato da Carlson, Boetler aveva votatoper Donald Trump lo scorso anno, ma evitava di discutere apertamente di politica. Nell’ultimo periodo, sempre secondo Carlson, l’uomo sembrava attraversare un periodo difficile, segnato da problemi economici e mentali. A preoccupare ulteriormente gli investigatori è un messaggio che Boetler avrebbe inviato ad alcuni amici, il cui contenuto non è stato reso pubblico, ma che sarebbe stato giudicato allarmante.












