C. Alessandro Mauceri –

Un’altra vicenda sta rendendo aspri i colloqui tra repubblicani e democratici (e soprattutto con il presidente Obama) nel Congresso statunitense.

Una vicenda che, a quanto riportato dal New York Times, che cita fonti anonime della sicurezza, sembra essere diventata la trama di una nuova serie televisiva americana. Tuttavia non si trattava di finzione, ma di realtà.

Pochi giorni fa alcuni senatori hanno difeso a spada tratta l’operato dell’ex capo della Cia David Petraeus, accusato di spionaggio. “In un momento critico per la sicurezza del nostro Paese, il Congresso e il popolo americano non possono permettersi che la sua voce sia messa a tacere dall’ombra di una indagine irrisolta”, ha detto il senatore repubblicano McCain.

La vicenda che ruota intorno all’ex capo della Cia, infatti nei giorni scorsi ha avuto un epilogo a sorpresa dopo che l’Fbi e i procuratori del dipartimento di Giustizia degli USA hanno “raccomandato” l’incriminazione dell’ex capo della Cia, David Petraeus, per aver fornito informazioni classificate alla propria amante, Paula Broadwell.

La vicenda ha avuto inizio tre anni fa. Fu allora che David Petraeus, vittima di uno scandalo a sfondo sessuale, fu costretto a rassegnare le sue dimissioni. Tutto è cominciato dopo la denuncia di Gill Kelley, ufficiale di collegamento militare del Dipartimento di Stato al Central Command di Tampa, in Florida, di cui Petraeus era responsabile quando si occupava dell’Afghanistan, che disse di aver ricevuto alcune lettere minatorie inviatele dalla giornalista Paula Broadwell “perché amica del generale”. Dall’indagine venne fuori che, tra il capo della Cia e la Broadwell, esisteva una relazione extraconiugale iniziata quando i due avevano trascorso insieme un anno in Afghanistan, ufficialmente per scrivere la sua biografia. Per ragioni ancora sconosciute la “terza donna”, come è stata soprannominata da alcuni giornali, aveva deciso di denunciare l’accaduto non alla polizia, ma all’Fbi. Da lì ad individuare l’identità dell’amante c’è voluto poco.

Tutto cambiò (e assunse un peso politico non indifferente) dopo la scoperta di alcuni documenti segreti sul computer della Broadwell. Documenti trasmessi, secondo l’accusa, proprio da Petraeus, ex comandante delle forze americane in Iraq e in Afghanistan, che però si è sempre dichiarato estraneo alla fuga d’informazioni (tanto da aver dichiarato al Dipartimento di Giustizia di non volere il patteggiamento).

Nel frattempo la Broadwell, come in tutte le storie di spionaggio che si rispettino, ha fatto perdere ogni traccia di sé insieme al marito e ai due figli.

Ma non è questo l’unico lato oscuro della vicenda. Pare che sebbene l’indagine sia durata diversi anni nessuno ne fosse informato. James Clapper, capo della National Intelligence, ad esempio, sarebbe stato informato dei risultati delle indagini solo pochi giorni fa. Stessa cosa per il presidente Obama, informato dell’esito delle indagini solo due giorni dopo. Ma anche le commissioni del Congresso che si occupano di intelligence sarebbero state tenute all’oscuro di tutto. Non è chiaro neanche se ne fossero informati il ministro della Giustizia, Eric Holder, e perfino il capo dell’Fbi, Robert Mueller.

Una vicenda dai risvolti strani e dalle conseguenze politiche ancora non prevedibili. Tanto che la questione è finita al Congresso dove alcuni senatori (tra i quali il repubblicano McCain), vicini all’ex capo della Cia, hanno protestato affermando che l’indagine “sta privando la nazione di uno dei suoi leader più esperti”.

Una storia dai contorni oscuri, insomma, come ogni buon serial che si rispetti. Tanto che alcuni hanno paragonato il Petraeus-gate (come è stato chiamato il nuovo scandalo) al Watergate. E, oggi come allora, a destare scandalo non sono tanto i fatti in sé (non bisogna dimenticare che pochi anni fa lo stesso presidente Clinton fu costretto ad ammettere la propria scappatella con una stagista), quanto piuttosto gli sforzi fatti dall’amministrazione per insabbiare tutto.

Specie considerando che le elezioni presidenziali sono ormai prossime e che ogni colpo inferto all’immagine della controparte potrebbe avere conseguenze rilevanti.