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Nonostante i 50 morti della strage di Orlando e le oltre 30mila vittime annuali di sparatorie negli Stati Uniti, il Senato di Washington ha bocciato oggi l’iter delle quattro proposte, due da parte democratica e due da quella repubblicana, volte a introdurre una legge sul controllo delle armi.

Nulla da fare quindi per le speranze del presidente Barak Obama, che dopo l’eccidio perpetrato da Seddique Mateen aveva auspicato “che i senatori si impegnino e facciano la cosa giusta”, “E spero che anche la Camera faccia la stessa cosa e aiuti a fermare la piaga della violenza che queste armi da guerra infliggono a così tante giovani vite”.

L’elenco delle stragi nei campus universitari e nei luoghi di ritrovo negli Stati Uniti è lungo, ed anche per la sparatoria di Orlando Mateen era ricorso al fucile d’assalto semi-automatico AR-15 Bushmaster, versione civile dell’M-16, acquistabile liberalmente negli Usa.

Al Senato, dove in passato sono già state bocciate simili proposte e dove la maggioranza è repubblicana, erano presenti le associazioni dei famigliari delle vittime, ma non sono stati raggiunti i 60 voti per la maggioranza qualificata necessaria ad avviare gli itinera legislativi.

Negli Usa il problema se autorizzare o meno l’uso delle armi risale al 1791, anno in cui è stato ratificato il Secondo Emendamento della Costituzione che stabilisce che “non deve essere violato il diritto del popolo di tenere e portare armi”.

Il mercato delle armi negli Stati Uniti è fiorente, con le lobby delle armi in grado di influenzare fortemente la politica, cosa che il candidato repubblicano Donald Trump sa, per cui in più occasione ha espresso il suo pieno appoggio alla libertà di vendere e di acquistare armi di ogni genere.