di Guido Keller –

L’Arabia Saudita sta facendo di tutto per riacquisire quel ruolo di interlocutore del mondo arabo con l’Occidente che fino a qualche anno fa aveva e che è stato messo in discussione dalla strategia politicamente aggressiva del Qatar.

Così anche l’annuncio che Riyadh acquisterà dagli Stati Uniti armamenti e mezzi per un valore di 60 mld di dlr nell’arco di dieci anni va letto nel quadro di un’operazione di riconsiderazione; non solo: alla cifra vanno aggiunti altri 30 mld di dlr per l’acquisto di sistemi difensivi per navi ed apparati contraerei e la commessa porterà complessivamente alla creazione di 75mila nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti.

A produrre gli armamenti saranno Boeing, Raytheon e Lockeed Martin: si tratta di 84 nuovi F-15, del miglioramento di altri 70 aerei da combattimento e dell’acquisto di 70 elicotteri Apaches, 72 Black Hawks e 36 Little Birds. Poi ancora del sistema di difesa contro missili balistici Thaad (Terminal High Altitude Area Defence) e dell’aggiornamento del Patriot.

L’operazione, che potrà essere ancora soggetta a trattative, porterà così ad un ammodernamento dell’apparato bellico saudita, ma suona come un buon colpo commerciale di Washington, dove, per riammettere Riyadh al proprio tavolo, si è riusciti ad imporre una commessa da capogiro.