di Enrico Oliari –

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu è tornato in Israele dopo l’intervento di ieri al Congresso Usa (presenti i deputati repubblicani, in cinquanta democratici hanno dato buca), senza aver incontrato ne’ il presidente Barak Obama, ne’ il Segretario di Stato John Kerry. D’altronde i due si erano rifiutati di vederlo, sia in quanto convinti della necessità di giungere ad un accordo sul nucleare iraniano, sia per non avallare quello che è stato soprattutto uno spot elettorale, dal momento che fra due settimane si svolgeranno in Israele le elezioni politiche dopo che il governo è caduto in seguito al rifiuto delle “colombe”, cioè del ministro delle Finanze Yair Lapid e della responsabile della Giustizia Tzipi Livni, di firmare la proposta di legge governativa sulla proclamazione di Israele quale “Stato ebraico”.

L’arrivo di Netanyahu in un momento sì tanto delicato ha fatto infuriare il presidente Usa Barak Obama e il Segretario di Stato John Kerry, e già a gennaio una fonte della segreteria di stato aveva comunicato che “La pazienza del segretario di Stato non è infinita”: le relazioni fra i due paesi “sono salde”, ma “i giochetti politici con questo rapporto possono minare l’entusiasmo di Kerry come difensore d’Israele”.

Terminto lo show al Congresso Usa, il leader israeliano dell’opposizione di centro-sinistra Isaac Herzog ha osservato che “dopo gli applausi, Bibi è solo ed Israele è isolato” e, per quanto il premier “abbia dimostrato di saper fare un discorso”, ha evidentemente “danneggiato il rapporto con gli amici americani e accresciuto la frattura con loro”.

Il punto, infatti è proprio questo: da un lato vi è Netanyahu che, interrotto da 26 standing ovation tutte repubblicane, ha incentrato il suo intervento sulla pericolosità di un accordo con l’Iran, il quale, a suo dire, si doterà di arma atomica e costituirà una “grave minaccia” non solo per Israele, “ma per il mondo intero”. Dall’altra vi è Barak Obama, che vuole concludere il suo mandato passando alla storia come il presidente che ha sciolto le ataviche crisi con Cuba e con la Repubblica islamica.

Un commento dell’entourage presidenziale ha infatti bollato il discorso del premier israeliano come “solo retorica, nessuna idea nuova, nessuna alternativa concreta”, mentre Obama, dopo aver letto la trascrizione dell’intervento, si è limitato ad esclamare che “non firmerò mai un cattivo accordo”.

Tutto sommato le cose non sono neanche andate male, poiché Netanyahu non ha saputo dire nulla di nuovo e non è stato in grado quindi di creare elementi di disturbo alle trattative in corso, neanche minimi. Tant’è che nessuno dei “5+1” sembra interessato a tenerlo in considerazione.