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E’ morto in un ospedale statunitense il terrorista libico Abu Anas al-Libi, uno dei leader di al-Qaeda catturato con un blitz Usa a Tripoli il 5 ottobre del 2013: l’uomo, un 50enne il cui vero nome è Nazih Abdul-Hamed al-Ruqai, è stato collaboratore di Bin Laden ed è ritenuto essere la “mente” degli attentati alle ambasciate americane del 1998 in Kenya e Tanzania (224 morti), come pure è sospettato di essere dietro all’attacco al consolato statunitense di Bengasi, in cui persero la vita l’ambasciatore Chris Stevens, quattro funzionari ed una decina di poliziotti libici.

Dopo l’arresto i militari lo hanno consegnato subito alle autorità federali in quanto il prigioniero era in precarie condizioni di salute (ammalato di cancro).

Pochi giorni dopo la cattura di al-Libi, effettuata su suolo libico, l’ambasciatrice statunitense Deborah Jones è stata convocata dal ministro della Giustizia libico per rendere “chiarimenti” sul blitz, ma immediatamente è circolata la notizia dello spostamento di 200 Marines dalla Spagna alla base italiana di Sigonella.

A New York si è temuto che la scelta della sede processuale nella Grande Mela sarebbe potuta ripercuotersi con rappresaglie.