di Guido Keller –
Continua la “commedia” sul film “The Interview”, in cui due giornalisti statunitensi vengono inviati in Corea del Nord dalla Cia per uccidere il leader nordcoreano Kim Jong-un: l’annuncio dell’uscita della pellicola per Natale ha portato ad un’escalation che ha fatto infuriare il regime di Pyongyang, ha portato ad un attacco di hacker (“Guardiani della pace”) ai danni della casa produttrice, la Sony Pictures Entertainment, ha provocato le ire di Obama, che aveva riportato un rapporto dell’Fbi sulla responsabilità indubbia dell’attacco, ed infine che ha comportato un attacco cibernetico da parte di Washington nei confronti della Corea del Nord, che si è trovata senza la possibilità di comunicare via internet con l’esterno per nove ore.
La nuova tappa vede alcuni cyber-esperti statunitensi affermare alla Cnn che, come ha spiegato il direttore della società di cyber-sicurezza Norse Sam Glines, “Per noi è chiaro: sulla base di prove forensi e di altra natura che abbiamo raccolto, che loro non sono inequivocabilmente responsabili di aver orchestrato o avviato l’attacco”,
Per Scott Borg, ricercatore di IT Security, Pyongyang non possiede la capacità necessaria per portare quel tipo di attacchi, in quanto “Va oltre il livello di competenza che siamo stati in grado di appurare”.
L’Fbi aveva rilevato che il malware usato dagli di hacker era simile al codice usato dalla Corea del Nord per altri attacchi, ma esperti hanno fatto notare che il codice è vecchio e potrebbe essere stato usato da chiunque.
Intano il film è uscito a Natale nelle sale Usa, con un po’ di sorpresa in quanto la Sony Pictures Entertainment aveva in un primo momento ritirato il film dalla distribuzione: di certo i responsabili dell’azienda non si sono voluti lasciare sfuggire l’opportunità rappresentata dall’importante (e gratuita) pubblicità fatta al film, del cui cast fanno parte Seth Rogen, James Franco, Randall Park (nei panni del dittatore), Lizzy Caplan e Timoty Simons. E’ diretto da Evan Goldberg.
Nei giorni scorsi l’ambasciatore della Corea del Nord a Mosca ha chiesto ed ottenuto che il film non venisse proiettato nelle sale russe e il portavoce del ministero degli Esteri, Alexander Lukashevich, ha commentato che la pellicola è talmente scandalosa che la reazione della Corea del Nord è “abbastanza comprensibile”; ha inoltre sostenuto che le accuse di Washington nei confronti della Corea del Nord non sono state provate.
