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Per il presidente statunitense Barak Obama il processo di integrazione dell’Iran nella comunità internazionale va salvagiardato, al punto da essersi detto, in occasione del suo quinto discorso sullo Stato dell’Unione, pronto a ricorrere al veto in caso il Congresso arrivasse a stabilire nuove sanzioni.
Obama, che considera gli Stati Uniti parte attiva nel raggiungimento degli accordi sullo stop al nucleare iraniano, ha ammesso che “Le trattative saranno difficili, magari non andranno a buon fine, ma se John Kennedy e Ronald Reagan sono riusciti a negoziare con l’Unione Sovietica, un’America forte e sicura di sé può oggi trattare con avversari meno potenti”.
Nel suo intervento Obama ha anche spiegato che entro il 2014 le truppe Usa lasceranno l’Afghanistan e sul posto rimarrà un piccolo contingente per addestrare le forze afgane, poiché “il pericolo del terrorismo rimane” e dobbiamo “restare vigili”.
Ha poi parlato di Siria, affermando che il popolo siriano deve avere “il futuro che merita, libero dalla dittatura, dal terrore e dalla paura”; ed ha rammentato che “la diplomazia americana sta sostenendo israeliani e palestinesi a portare avanti un difficile ma necessario dialogo” per “raggiungere la dignità e uno stato indipendente per i palestinesi e pace e sicurezza duratura per Israele, uno stato Ebraico che sa di poter contare sempre sull’America”.
