di Enrico Oliari –
Trovandosi ormai il Congresso e il Senato in mano ai Repubblicani, il presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha annunciato che ricorrerà alla strategia degli ordini esecutivi per affrontare il tema dell’immigrazione clandestina nel suo Paese: pur sottolineando che “non si tratterà di un’amnistia”, in quanto “un’amnistia di massa non sarebbe giusta, mentre una deportazione di massa sarebbe impossibile e contraria al nostro spirito dal momento che siamo una nazione di immigrati”, Obama ha fatto sapere che verranno dati permessi di soggiorno per tre anni a cinque milioni di immigrati clandestini che si trovano in Usa da almeno cinque anni.
“Per oltre due secoli – ha fatto notare Obama – la nostra capacità di accogliere gli immigrati ci ha assicurato un incredibile vantaggio sulle altre nazioni: ci ha mantenuti giovani, dinamici e intraprendenti, ci ha reso consapevoli delle nostre illimitate possibilità senza intrappolarci nel nostro passato”.
A giovare del provvedimento saranno soprattutto immigrati messicani giunti nel paese nordamericano attraverso il confine di 3.169 km e la barriera anti-immigrati di 3.140 che, a quanto pare, fino ad oggi è servita a poco o nulla.
Saranno esattamente 4.100.000 i beneficiari per ricongiungimento famigliare che dovranno dimostrare di avere almeno un figlio nato negli Usa, cosa che dà automaticamente diritto alla cittadinanza in base allo Ius soli; circa 1.100.000 invece riceveranno il permesso di soggiorno in quanto persone altamente formate o giunte nel territorio Usa ancora minorenni.
“Dovranno dimostrare di essere negli Stati Uniti da almeno cinque anni”, ha rimarcato Obama, il quale ha anche tenuto a ribadire che “il piano non riguarda ne’ chi è arrivato di recente e ne’ chi arriverà in futuro”.
Nelle intenzioni del presidente vi è anche quella di intensificare i controlli lungo la barriera: le vie più usate per il transito sono le sezioni urbane del confine, ovvero le aree di San Diego, in California, ed El Paso, in Texas; gli immigrati arrivano attraverso il deserto di Sonora o valicando il monte Baboquivari, in Arizona, un viaggio estenuante attraverso terreni inospitali e deserti. Tra il 1º ottobre 2003 ed il 30 aprile 2004, 660.390 persone sono state arrestate dalla polizia di confine statunitense mentre cercavano di attraversare illegalmente il confine. In quello stesso periodo dalle 43 alle 61 persone sono morte mentre cercavano di attraversare il deserto della Sonora. Nel solo ottobre 2004 si è toccato il picco, con 325 persone decedute in un solo mese; dal 1998 al 2004, secondo i dati ufficiali, lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, sono morte in totale 1.954 persone.
“Continuo a ritenere che il modo migliore per risolvere il problema dell’immigrazione sia lavorare insieme – ha continuato Obama in diretta nazionale – ma fino a quando ciò non sarà possibile ci sono azioni che ho l’autorità di intraprendere come presidente e che renderanno il sistema più equo e più giusto”.
Problemi di convivenza si registrano a Las Vegas, nel Nevada, lo Stato dove vive il maggior numero di immigrati, anche se, ha osservato correttamente Obama, storicamente il paese tutto è fatto di immigrazione. E proprio sul caso di Las Vegas Obama ha annunciato interventi specifici.
Forse per placare il malcontento dei Repubblicani il presidente ha avvertito che si controllerà nel passato di ognuno per procedere comunque all’espulsione dei criminali .
Ma i Repubblicani guidati da Mitch McConnell ci vanno giù pesanti ed hanno annunciato l’intenzione di chiedere l’impeachment per abuso di potere sull’immigrazione: Obama ha risposto che le sue azioni “sono non solo legali ma anche simili a quelle intraprese da ogni singolo presidente repubblicano e da ogni singolo presidente democratico”.
“Stiamo valutando una serie di opzioni – ha controbattuto McConnell – ma una cosa è certa, non appena i nuovi rappresentanti eletti si insedieranno al Congresso, reagiremo”.
Alla notizia del provvedimento in diverse città ed anche davanti alla Casa Bianca vi sono state manifestazioni di giubilo da parte di immigrati, con cartelli che riportavano “Gracias, Presidente”.

