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Papa Francesco si è portato da Cuba negli Usa, quasi un gesto per sottolineare come il Vaticano abbia avuto un ruolo centrale nella ricostruzione dei rapporti bilaterali e nella riconciliazione fra L’Avana e Washington.

E di certo il tema del rapporto fra Cuba e gli Stati Uniti, interrottosi nel 1961, sarà nuovamente al centro dei colloqui del pontefice con il presidente Barak Obama, dal momento che ancora non è stato sciolto l’embargo nei confronti dell’isola caraibica. Papa Francesco ne ha parlato con i giornalisti durante il volo: “Il problema dell’embargo – ha spiegato – è parte del negoziato, la questione è pubblica, i due presidenti si sono riferiti a questo. È una cosa che procede nel cammino delle buone relazioni che si stanno cercando. Rispetto alla posizione della Santa Sede, i papi precedenti ne hanno parlato, c’è la dottrina sociale della Chiesa in proposito. Spero che la cosa arrivi a buon fine”. Ha comunque precisato di non avere intenzione di fare menzione del tema nel suo discorso al Congresso, per cui “non parlerò specificamente di questo tema, ma più in generale degli accordi binazionali o multinazionali come segno di progresso nella convivenza”.

A chi gli ha fatto notare il tentativo, bloccato dalla polizia cubana, dei dissidenti di incontrarlo nella nunziatura apostolica dell’Avana, papa Francesco ha risposto di non essere stato a conoscenza della cosa, ma ha precisato che non erano previsti incontri nella rappresentanza diplomatica , ed “era ben chiaro che non vi avrei fatto udienze e questo non solo ai dissidenti ma anche ad altri, compresi alcuni capi di stato”.

Ad accoglierlo all’aeroporto di Washington vi erano, oltre ai prelati statunitensi, il presidente Barack Obama con la moglie Michelle e le figlie, ed il vicepresidente Joe Biden con la famiglia. Per motivi di sicurezza è assai raro vedere nello stesso momento e nello stesso luogo il presidente Usa e il suo vice.