Adnkronos/Washington Post, 23 giu 12 –
Gli Stati Uniti vorrebbero ritornare in alcune basi militari dell’era della guerra del Vietnam nell’ambito della strategia asiatica tesa a contrastare l’ascesa militare della Cina nella regione. E nella recente missione in Oriente il capo del Pentagono Leon Panetta ha avviato discussioni in questo senso in Thailandia e nello stesso Vietnam. A Cam Ranh, dove durante la guerra vi era la piu’ grande base navale e aerea americana in territorio vietnamita, Panetta ha parlato di “un enorme potenziale”, prospettando un futuro possibile in cui le navi da guerra americane siano di nuovo di casa nel porto del sud del Vietnam. Mentre in Thailandia il capo del Pentagono ha discusso della possibilita’ di trasformare in un hub per le operazione di emergenza per disastri regionali una base aerea costruita dagli americani per ospitare i bombardieri B52 negli anni ’60 e ’70. Il Pentagono ha avviato contatti anche con le Filippine, con l’intenzione di ritornare alla Subic Bay Naval e all’ex Clark Air Base, un tempo la principale installazione militare Usa in Asia. Insomma, Washington vorrebbe tornare in una serie di basi militari in Asia da cui le forza americane sono andate via o sono state cacciate nei decenni scorsi. E, di fronte alle sempre piu’ minacciose ambizioni regionali di Pechino, i paesi in questione hanno, anche se con cautela, steso i tappeti rossi agli americani.
Ma, riconoscono al Pentagono, si tratta di luoghi “che non hanno ancora perso il forte contenuto simbolico legato alle recente storia”, riferendosi alle tante ferite ancora aperte da una guerra sporca come quella condotta dagli americani in Vietnam. E per chiudere definitivamente questa pagina e aprire un nuovo capitolo con questi paesi “e’ necessario fare ammenda di questi simboli”, anche con le visite, non solo quella di Panetta, nella regione dei leader militari americani per rafforzare le relazioni e avviare i negoziati. L’idea non e’ quella di rioccupare in modo massiccio queste basi come e’ stato fatto nella seconda meta’ del secolo scorso, e neanche di creane di nuove – non ci sarebbero neanche i soldi – ma di ottenere il permesso di essere ospitati nelle vecchie basi, in prevalenza in modo temporaneo. “Non vado in giro con uno zaino con le bandiere militari per piazzarle nel mondo, vogliamo costruire una partnership con queste nazioni per avere una presenza a rotazione che ci permetta di costruire capacita’ comuni per comuni interessi”, ha detto Martin Dempsy, capo degli Stati Maggiori Riuniti, tornato da una visita in Thailandia, Filippine e Singapore.

