di Manuel Giannantonio –
Le recenti conquiste di Ramadi e Palmira mettono in dubbio l’efficacia della strategia americana di fronte alla progressione dell’Isis. Nove mesi fa un gruppo di giornalisti è stato ricevuto presso l’ambasciata Usa a Parigi per un briefing sulla politica internazionale incentrato sulle soluzioni della distruzione di Daesh (Isis). Il messaggio del generale Dempsey era chiaro: “Il momento dello Stato Islamico è terminato: c’è stato Mosul, non ci saranno altre Mosul”.
Le conquiste della settimana scorsa di Ramadi e Palmira controbilanciano nettamente questo ottimismo. La strategia di Barack Obama è apparsa certamente debole: il 44mo presidente americano sta limitando questa guerra ai raid e a un numero limitato di uomini sul territorio per assistere le forze irachene. L’idea avanzata da Washington è quella di appoggiarsi, almeno in Iraq, sulle forze locali, ma l’armamento iracheno non è sufficiente per fronteggiare i jihadisti dell’Isis. Nel 2003 l’esercito iracheno è stato totalmente distrutto e per la sua ricostruzione sono serviti e serviranno anni. Anche se il generale Dempsey, capo di Stato maggiore dell’esercito dal 2011, stima che questa sia un’operazione tattica, è costretto dai fatti ad ammettere il fallimento di Washington nella gestione della situazione. Le soluzioni che prevedono l’appoggio sulle tribù sunnite per contrastare l’ISISsis hanno prodotto risultati irrilevanti: solo mille uomini di queste tribù hanno raggiunto, infatti, i ranghi delle unità popolari, con poca preparazione e mal armati.
La Casa Bianca, che rifiuta qualsiasi impiego di truppe via terra, sarà contraria o favorevole a impegnarsi in una guerra che costa 9 milioni di dollari al giorno ai contribuenti americani? Al Congresso molte voci si susseguono per chiarire la situazione. “Il rischio di fallimento è reale”, ha sentenziato Adam Schiff, rappresentante democratico della California.
Se gli Stati Uniti avessero utilizzato la loro potenza militare in Siria così come hanno fatto in Iraq probabilmente la presa di Palmira non sarebbe stata possibile. La dinamica della vittoria non è, almeno per ora, dalla parte americana. Le prese di Ramadi e Palmira sono lo strumento di comunicazione migliore dello Stato islamico.

