Usa. Stop di Trump ai programmi di “eguaglianza marxista, transessualismo e Green New Deal”

di Giuseppe Gagliano

L’amministrazione Usa di Trump ha ordinato la sospensione immediata di tutti i finanziamenti federali destinati a programmi legati a “eguaglianza marxista, transessualismo e Green New Deal”, definendoli “uno spreco di denaro dei contribuenti”. La mossa, annunciata tramite un memo dell’ufficio budget presidenziale, ha gettato nel panico agenzie governative, organizzazioni non profit e paesi esteri che dipendono dagli aiuti statunitensi, da Haiti all’Ucraina.
Il provvedimento, varato lunedì sera, paralizza progetti interni ed esteri, con l’eccezione di Social Security e Medicare. A rischio è persino Medicaid, il programma sanitario per i cittadini a basso reddito: durante una conferenza stampa la portavoce Karoline Leavitt non ha escluso tagli, limitandosi a un evasivo “devo controllare”. Intanto ospedali e scuole affrontano incertezze operative, mentre le Ong temono il collasso di interventi salvavita.
All’estero gli effetti sono già devastanti. Venerdì scorso un ordine esecutivo di Trump aveva bloccato gli aiuti umanitari, seguito dalle direttive del segretario di Stato Marco Rubio, che ha imposto lo “stop work” anche sui progetti in corso. Per UsAid, l’agenzia per lo sviluppo internazionale, è crisi: 60 dipendenti sospesi, fondi congelati retroattivamente e programmi contro malaria e AIDS in stallo. “Sostituire il 20% del nostro budget è impossibile”, ha confessato una fonte interna, descrivendo un caos gestionale “imbarazzante”.
La reazione del Partito Democratico è durissima. Patty Murray e Rosa DeLauro, a capo delle Commissioni bilancio di Camera e Senato, hanno denunciato “tentativi di minare il potere del Congresso e mettere a rischio la sicurezza nazionale”. Il leader dei senatori democratici, Chuck Schumer, ha ricordato che i fondi approvati dal Congresso sono “legge”, aggiungendo che “Nessuno creda che questo congelamento sia temporaneo”.
Le critiche non risparmiano la macchinosità dell’operazione. Fonti nelle agenzie colpite parlano di direttive “vaghe e retroattive”, con eccezioni introdotte all’ultimo minuto, come quella per gli aiuti alimentari. “È mettere una toppa, non avere un piano”, ha commentato un funzionario, sottolineando paradossi come medici pagati ma senza fondi per i farmaci.
Il blocco degli aiuti rischia di erodere la credibilità globale degli Stati Uniti, già messa a dura prova negli ultimi anni. Paesi dipendenti dai fondi americani, dall’Africa all’Europa orientale, potrebbero rivolgersi ad altri attori come la Cina o organizzazioni multilaterali. Intanto l’amministrazione Trump sembra privilegiare una linea ideologica: il memo parla esplicitamente di contrasto alla “gender woke ideology” e al Green New Deal, accusati di promuovere “ingegneria sociale”.
Ma il vero nodo è l’impatto umano. Come riassume una fonte di UsAid, “Qui non si tratta di politica. Si tratta di bambini che non avranno cure, comunità senza acqua pulita, famiglie senza cibo. Questo è il prezzo del caos”.