di Giuseppe Gagliano

Donald Trump, pronto a tornare alla Casa Bianca, ha già in serbo un ritorno in grande stile. Tra le sue prime mosse, subito dopo il giuramento, figura una dichiarazione di emergenza nazionale al confine tra Stati Uniti e Messico. Un colpo di teatro che punta a riaffermare il suo marchio di fabbrica: confini blindati, energia libera da vincoli e un governo più snello. Stephen Miller, il suo fidato braccio destro per le politiche, ha già anticipato i piani ai leader repubblicani, confermando che il tycoon non intende perdere tempo.

L’idea di Trump è chiara: riportare in auge il tanto contestato ordine esecutivo Schedule F, un vero spauracchio per i dipendenti federali. Questo provvedimento, originariamente firmato nel 2020, era pensato per eliminare le protezioni lavorative nel settore pubblico, facilitando i licenziamenti. Bocciato dall’amministrazione Biden, Schedule F ora è pronto a tornare e, con esso, la promessa di un “governo più efficiente” – o, per i detrattori, di un purgatorio burocratico.

Ma Trump non si ferma qui. Sul fronte energetico, sta preparando una dichiarazione di emergenza nazionale sull’energia. Miller ha lasciato intendere che il piano include l’eliminazione delle restrizioni sulle trivellazioni, ereditate dall’era Biden, e il taglio dei fondi destinati al cambiamento climatico. In altre parole, un ritorno all’“America First” energetico, con petrolio e gas a fare da protagonisti e l’ambiente relegato al ruolo di comprimario.

E poi c’è la questione dei confini. La dichiarazione di emergenza nazionale è più che una mossa politica: è un simbolo, una bandiera sventolata davanti a quella base elettorale che vuole sicurezza e fermezza. Ma dietro la retorica si nasconde un piano ben preciso: rafforzare i controlli, accelerare le espulsioni e, chissà, riprendere i lavori sul famoso muro.

Queste mosse, però, non sono prive di rischi. Trump sta scommettendo su un Congresso spaccato e su un paese altrettanto diviso, dove ogni decisione sarà passata al microscopio. L’impatto economico, politico e ambientale delle sue politiche potrebbe sollevare non poche polemiche, sia tra i democratici che tra alcuni repubblicani moderati.

Ma una cosa è certa: Trump non ha intenzione di tornare a Washington per giocare di rimessa. Con i suoi ordini esecutivi, promette di scuotere l’establishment e di riportare al centro della scena quelle priorità che considera fondamentali. Che piaccia o meno, il suo ritorno alla Casa Bianca si preannuncia come uno spettacolo politico senza precedenti.