di Manuel Giannantonio –

rubio marcoI seggi hanno aperto alle 6.30 di martedì 15 marzo (ora locale) in cinque grandi stati americani (Florida, Ohio, Illinois, Missouri, North Carolina) dando via al “Super Tuesday”. Hillary Clinton e Donald Trump hanno vinto facilmente in Florida. Sconfitto nel proprio Stato invece il repubblicano Marco Rubio che di fronte alla realtà dei fatti, ha annunciato il suo ritiro dalla corsa per la Casa Bianca.

“L’amore trionfa sull’odio”, ha ripetuto Hillary Clinton nella sfida al collega democratico Bernie Sanders. Tra i democratici i sondaggi sono più eterogenei rispetto a quelli repubblicani. Hillary Clinton ha vinto in Florida e in North Carolina, ma nella maggior parte degli Stati industriali del Midwest, Bernie Sanders è molto quotato, e la sfida tra i due appare tutt’altro che scontata. È in questa regione dove il peso elettorale delle minoranze è inferiore rispetto alla media storica del sud, che il senatore socialista ha battuto diverse volte l’ex segretario di Stato del primo mandato presidenziale di Obama. Bernie Sanders critica il liberalismo della Clinton che in passato è stata a favore degli accordi di libero scambio con il Messico e il Canada, emanati dal presidente Bill Clinton, suo marito.
Prima di questa tappa Hillary Clinton aveva guadagnato un significativo vantaggio con 770 delegati contro 550 per Bernie Sanders. L’obiettivo è quello di raggiungere 2 383. Ma la moglie di Bill Clinton ha anche il sostegno dichiarato di quasi 500 funzionari eletti e dei democratici che avranno diritto di voto alla convention di Philadelphia nel mese di luglio. Un elemento di importanza rilevante che avrà inevitabilmente un peso importante.

Dopo sei settimane di consultazioni, oltre la metà dei delegati verrà scelto per il convegno inaugurale che si terrà questa estate. Venti Stati membri voteranno di nuovo entro il prossimo giugno. I risultati non decreteranno certamente il vincitore tra i due candidati democratici e i sei repubblicani ancora in corsa, ma conferirà senz’altro ai favoriti un’idea della velocità con cui si può raggiungere il traguardo.
Ci sono novità importanti sul versante dei repubblicani: gli Stati possono concedere tutti i loro delegati al candidato che arriva in testa, invece del raggiungimento di una percentuale obbligatoria necessaria nel caso dei democratici. Questo è il caso della Florida, dove il vincitore otterrà 99 delegati in un colpo solo, mentre saranno necessari 1.237 per l’investitura repubblicana. Donald Trump ne ha 462 fino ad oggi, seguito dai senatori Ted Cruz (371) e Marco Rubio (165) che ha invitato i suoi sostenitori a votare Kasich in Ohio. Il magnate Donald Trump gode di buone cifre nei sondaggi, tranne in Ohio, dove il governatore John Kasich intende ottenere la sua prima vittoria. “John Kasich non può raggiungere la grandezza americana”, ha detto il miliardario lunedì vicino a Youngstown, ex Mecca dell’industria siderurgica americana.

Sconfitto ancora una volta, il repubblicano Marco Rubio ha deciso di ritirarsi: “Anche se diventare presidente nel 2016 sembra non essere l’intenzione di Dio e anche se la mia campagna è sospesa, il fatto che io sia arrivato fino a qui dimostra come l’America sia unica “, ha detto Marco Rubio ai suoi sostenitori nella sua città di Miami. “Chiedo agli americani di non cedere alla paura, non cedete alla rabbia”, ha aggiunto.
Nel suo discorso, pronunciato poco dopo le proiezioni dei risultati, il senatore di 44 anni, eletto nel novembre 2010, ha tracciato le origini dell’ondata di rabbia anti-élite che ha colpito il partito repubblicano, nei primi anni della presidenza di Barack Obama.
”Nel 2010, il Tea Party mi trasportò con gli altri nel Congresso perché non stava accadendo nulla, e il Tea Party ha dato ai repubblicani la maggioranza alla Camera, ma non è cambiato nulla”, ha dichiarato.
”La cosa più facile, in questa campagna è stata quella di sfruttare tali ansie, da suscitare rabbia nelle persone”, ha riconosciuto Marco Rubio che ha concluso: “Ma io ho scelto un’altra strada e me ne vanto”.