Dire * –

Centosette volte in sei mesi. Trump ha ripetuto la sua storia preferita, quella delle elezioni rubate, con la cadenza di un tic nervoso, quasi quotidianamente, a ondate. Un sabato di aprile, nel mezzo di un fragile cessate il fuoco con l’Iran, ne ha postate sette di fila su Truth Social. Il mondo bruciava, e lui sistemava i conti del 2020.

L’analisi è dell’Agenzia Reuters: eventi pubblici, interviste, post online. Il quadro che emerge non è quello di un uomo ossessionato dal passato, ma di un politico con un piano. Secondo due funzionari della Casa Bianca e altri due interlocutori rimasti anonimi, la retorica sul 2020 serve a giustificare nuove restrizioni al voto, compattare la base e condizionare il terreno in vista delle elezioni di medio termine. È anche, dicono gli esperti, un’assicurazione: definire illegittime le elezioni passate significa attrezzarsi per contestare quelle future.

Trump l’ha portata ovunque. In sei incontri con leader mondiali. In due cerimonie per squadre sportive. Alle celebrazioni di Hanukkah e Natale alla Casa Bianca. A Davos, a braccio, ha promesso che “presto le persone saranno processate”. A un picnic con i parlamentari. Sull’Air Force One. “Se Gesù Cristo fosse sceso sulla Terra a contare i voti, avrei vinto in California”, Stato che ha perso di 29 punti nel 2020 e di venti nel 2024.

La tesi attecchisce. Il 63% degli elettori repubblicani crede che il 2020 sia stato truccato. L’82% è convinto che masse di non cittadini votino fraudolentemente. Nessun tribunale, nessuna indagine, nessun funzionario statale ha trovato prove di frode sistematica. Ma Trump ha fatto riaprire le indagini sulla sua sconfitta – senza risultati – e ha spinto per vietare le macchine di voto usate in metà degli stati americani.

Qualcuno, nel suo stesso campo, ha smesso di stare al gioco. Jan Brewer, ex governatrice dell’Arizona e sua sostenitrice, lo dice senza giri di parole: “Tutte le accuse sono state smentite. Ma lui non vuole ascoltare.” Il senatore Bill Cassidy, eliminato alle primarie della Louisiana dopo che Trump gli aveva tolto il sostegno, ha usato il discorso di sconfitta per rispondergli: “Quando si partecipa alla democrazia, a volte le cose non vanno come si vorrebbe. Non ci si lamenta. Non si afferma che le elezioni siano truccate”.

Trump, nel frattempo, aveva già voltato pagina. Stava pensando alle prossime.

* Fonte: agenzia Dire.