Usa. Trump silura Waltz, Rubio segretario di Stato e consigliere per la Sicurezza

di Giuseppe Gagliano –

Il vicepresidente Usa JD Vance lo ha detto chiaro: la guerra in Ucraina “non finirà tanto presto”. E nel dirlo ha compiuto un gesto che vale più di mille dichiarazioni: ha svuotato di significato la promessa elettorale con cui Donald Trump aveva illuso il mondo, e soprattutto gli elettori americani, dicendo che sarebbe bastato un giorno, ventiquattro ore, per chiudere il conflitto.
Ora le ore sono diventate cento giorni. Poi, forse, mille. E intanto, mentre la guerra si trascina e le trincee si induriscono, l’amministrazione Trump si affida a negoziatori estemporanei e relazioni informali. A condurre i colloqui riservati con Vladimir Putin non è un diplomatico di carriera né un esperto della regione, ma Steve Witkoff, immobiliarista amico di Trump, senza esperienza né autorizzazioni formali, che si presenta al Cremlino da solo, si fa tradurre dai funzionari russi, e riporta a casa, dicono, le tesi del Cremlino più che le istanze ucraine.
Una diplomazia improvvisata che irrita anche i repubblicani. Perché non si tratta solo di forma: è sostanza. Gli Usa, in teoria potenza guida dell’occidente, stanno affrontando il conflitto europeo più sanguinoso dai tempi della Seconda guerra mondiale con un apparato diplomatico che assomiglia più a una compagnia di amici che a un’amministrazione federale.
Nel frattempo Mike Waltz, consigliere per la Sicurezza nazionale e coinvolto nello scandalo SignalGate, quello delle chat in cui si discutevano piani di attacco militare con un giornalista per sbaglio incluso, viene dirottato all’Onu. Trump lo presenta come una promozione. Ma è chiaro che è un modo per allontanare un personaggio scomodo, mentre al suo posto viene chiamato Marco Rubio, promosso a Kissinger del trumpismo.
La sostanza? Niente pace in vista, solo riorganizzazione interna. E molta confusione. Si promette di “colmare il divario” tra Kiev e Mosca, ma non si definiscono né proposte, né mediazioni. Anzi, si accetta tacitamente che Zelensky continui a combattere con armi americane, e magari a pagare quelle armi con le terre rare, mentre la Russia si rafforza militarmente e si consolida nelle zone occupate.
La verità è che Trump non vuole la pace, vuole una guerra più redditizia e meno visibile. Una guerra che logori l’Europa, sfinisca la Russia e consumi l’Ucraina, trasformata definitivamente in Stato-cerniera e campo di battaglia permanente. Le truppe restano sul terreno, i profitti rimbalzano nei mercati minerari, e la diplomazia americana si riduce a uno show mediatico. Nella tragedia ucraina, c’è chi muore e chi, invece, fa carriera.