di Giuseppe Gagliano –

Il presidente eletto Usa Donald Trump non ha perso tempo e ha già annunciato possibili dazi del 60% sulle merci cinesi che transitano dai porti in America Latina. Questa mossa, proposta dal consigliere Mauricio Claver-Carone, ha il duplice obiettivo di colpire le triangolazioni commerciali cinesi e riaffermare l’influenza statunitense in una regione , dove molti paesi hanno stretto legami significativi con Pechino.

La Cina è oggi il principale partner commerciale di molti Paesi latinoamericani, con investimenti diretti in infrastrutture strategiche, come il porto di Chancay in Perù. Questo porto, gestito dalla compagnia statale cinese Cosco, è stato progettato per diventare un hub di primaria importanza per il commercio tra la Cina e l’America Latina, bypassando il Canale di Panama. L’imposizione di tariffe sui beni provenienti da porti cinesi in America Latina mirerebbe a scoraggiare la dipendenza economica di questi Paesi da Pechino, obbligandoli a riconsiderare le proprie partnership.

Dal punto di vista economico questa strategia potrebbe però comportare conseguenze negative anche per gli Stati Uniti. Molti prodotti che transitano da questi porti sono destinati al mercato americano, e dazi così alti si tradurrebbero in un aumento dei costi per le imprese e i consumatori statunitensi. Inoltre, colpire porti come Chancay potrebbe avere effetti a catena sulle economie locali, compromettendo lo sviluppo economico e la stabilità politica della regione.

Storicamente l’America Latina è stata una zona di influenza statunitense, grazie alla vicinanza geografica e ai legami politici. Tuttavia, l’avanzata cinese negli investimenti infrastrutturali – dai porti alle telecomunicazioni – ha creato una nuova realtà multipolare. La strategia di Trump punta a contenere questa influenza attraverso politiche protezionistiche, ma rischia di alienare i Paesi latinoamericani, spingendoli ulteriormente verso Pechino.

La Cina infatti ha già dimostrato di essere un partner economico affidabile, finanziando progetti infrastrutturali senza le stringenti condizioni spesso imposte dagli Stati Uniti o dalle istituzioni multilaterali occidentali. Un’escalation nei dazi potrebbe incentivare i governi locali a rafforzare le relazioni con la Cina, percepita come un’alternativa al tradizionale dominio statunitense.

Il Messico, maggiore partner commerciale degli Stati Uniti, sarebbe uno dei Paesi più colpiti da questa politica, considerando la presenza cinese nei suoi porti strategici, come Lázaro Cárdenas e Veracruz. Colpire le merci cinesi che transitano attraverso il Messico potrebbe creare attriti con un alleato economico fondamentale, mettendo a rischio l’implementazione dell’accordo USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement).

Anche Brasile, Argentina e altri Paesi sudamericani potrebbero risentirne, specialmente quelli che esportano prodotti agricoli e materie prime verso la Cina. Tali dazi avrebbero un impatto negativo sul commercio internazionale e sulla stabilità delle catene di approvvigionamento globali, aumentando le tensioni in una regione già fragile.

La proposta di dazi sulle merci cinesi in transito nei porti latinoamericani riflette la volontà dell’amministrazione Trump di intensificare la guerra commerciale con la Cina, espandendola anche al di fuori del territorio statunitense. Tuttavia, questa strategia comporta rischi significativi, non solo per i rapporti bilaterali con i Paesi della regione, ma anche per l’economia statunitense stessa.