di Manuel Giannantonio

Donald Trump ha finalmente ammesso che Barack Obama sia effettivamente nato negli Stati Uniti contrariamente a quanto sostenuto fino ad oggi. Il leader dei repubblicani fa dietro front ma rincara la dose contro la sua avversaria democratica: occorre disarmare le guardie del corpo di Hillary Clinton, occorre rivedere il deal con Cuba… Insomma, tra confessioni e bugie, il tycoon della Grande Mela sembra essere passato all’attacco questo week end contro un avversario decisamente indebolito dalle ultime vicende che l’hanno vista protagonista.

Mancano due mesi alle elezioni presidenziali americane che decreteranno il successore di Barack Obama e Donald Trump torna su una delle sue accuse più celebre nei confronti dell’attuale presidente. Per sei mesi il candidato repubblicano ha messo in dubbio i propositi sull’origine di Obama, alimentando conseguentemente dubbi sulla sua cittadinanza.

“Il presidente Obama è nato negli Stati Uniti, punto”, ha dichiarato laconicamente a Washington il 16 settembre durante una conferenza stampa organizzata in uno degli alberghi di lusso di sua proprietà non lontano dalla Casa Bianca.

Barack Obama rese di pubblico dominio il suo certificato di nascita alle Hawaii nel 2008, ma dal 2011, data in cui Donald Trump ha ufficializzato la sua candidatura, l’imprenditore ha messo nel mirino le origini del presidente, come ricorda The New York Times: “Perché alimentare questa bugia?”, s’interroga il quotidiano, “ecco una domanda che potrebbe restare senza risposta. Restando nell’ambito dei media americani, il quotidiano della capitale evidenzia con acidità l’attitudine comportamentale di Trump “che non ha mai torto, non si scusa mai e non è mai responsabile”. “Non solo Donald Trump rifiuta di presentare le sue scuse, ma fustiga gli altri per atti che egli stessi ha commesso”, riporta il Washington Post, che cita il candidato repubblicano.

Lo stesso giorno, nello Stato della Florida a Miami, M. Trump attaccava Hillary suggerendo che “le sue guardie del corpo sono disarmate per vedere cosa potrebbe accadergli senza protezione”, riporta il New York Times, che segnala gli applausi convinti del suo assistente. Il candidato repubblicano, inoltre, affonda il colpo contro quello che pretende sia il progetto di Hillary Clinton cioè sopprimere il Secondo emendamento della Costituzione che autorizza il porto d’armi.

Le insinuazioni di Donald Tump sulla sicurezza della sua rivale “sono largamente interpretate come un invito ai sostenitori del diritto del porto d’armi di prendere la situazione in mano se Hillary sarà eletta il prossimo novembre”, spiega il The New York Times.

Infine, a Miami Trump ha promesso che se sarà eletto tornerà sugli sforzi profusi da Obama per normalizzare le relazioni con Cuba”, riporta il Washington Post.

Il quotidiano cita il candidato repubblicano che si è dichiarato pronto a sostenere il popolo Cubano nella lotta contro l’oppressione comunista e ha stimato che il “deal” con Cuba crea benefici solo per Cuba. Lo stesso giornale non si dimentica di ricordare che con questa presa di posizione, Trump si contraddice nuovamente: l’anno scorso, sostenne la normalizzazione delle relazioni tra Usa e Cuba.