di Giuseppe Gagliano –
Il 12 giugno il governo degli Stati Uniti ha imposto controlli alle esportazioni sui modelli di intelligenza artificiale Claude Fable 5 e Claude Mythos 5 di Anthropic, obbligando la società a impedire l’accesso ai cittadini stranieri. Non potendo verificare in tempo reale la nazionalità degli utilizzatori, Anthropic ha sospeso temporaneamente entrambi i modelli per tutti gli utenti, compresi quelli americani. Le restrizioni sono state successivamente revocate e dal primo luglio Fable 5 è tornato disponibile a livello globale, mentre l’accesso a Mythos 5 è stato inizialmente ripristinato per alcune organizzazioni statunitensi autorizzate. (Anthropic)
La vicenda mostra come il controllo sulle tecnologie di intelligenza artificiale stia entrando direttamente nelle politiche di sicurezza nazionale. Washington non è intervenuta sui contenuti generati dai modelli, ma sulla possibilità stessa di utilizzarli, applicando all’intelligenza artificiale una logica simile a quella già adottata per semiconduttori avanzati e altre tecnologie considerate strategiche.
Alla base della decisione c’erano soprattutto preoccupazioni legate alla sicurezza informatica. Fable 5 e Mythos 5 possiedono capacità particolarmente avanzate nell’analisi dei programmi e nell’individuazione delle vulnerabilità. Anthropic ha sviluppato per Fable 5 specifiche protezioni che, quando individuano richieste considerate rischiose in settori come sicurezza informatica, biologia e chimica, trasferiscono la richiesta a modelli meno potenti. Mythos 5 utilizza invece lo stesso modello di base, ma con alcune di queste limitazioni rimosse ed è destinato a una cerchia selezionata di organizzazioni. (Anthropic)
Il provvedimento americano ha però evidenziato anche i rischi economici di una politica tecnologica fondata sulle restrizioni. Imprese e organizzazioni straniere che affidano attività importanti a piattaforme statunitensi possono infatti perdere improvvisamente l’accesso agli strumenti utilizzati, trasformando la dipendenza tecnologica in una vulnerabilità geopolitica.
Questa situazione potrebbe favorire la ricerca di alternative, comprese piattaforme sviluppate fuori dagli Stati Uniti e modelli che possono essere installati su infrastrutture locali. La competizione sull’intelligenza artificiale non riguarda quindi più soltanto prestazioni e costi, ma anche continuità del servizio, controllo dei dati e possibilità per governi e imprese di mantenere l’accesso alle tecnologie indipendentemente dalle decisioni politiche di Washington.
La questione interessa direttamente anche l’Europa. Essere alleati degli Stati Uniti non significa partecipare alle decisioni americane sull’esportazione delle tecnologie strategiche. Per le imprese europee, una dipendenza eccessiva da pochi fornitori stranieri può quindi trasformarsi in un rischio industriale, soprattutto quando l’intelligenza artificiale viene integrata nei processi produttivi, nella ricerca e nei servizi pubblici.
La sospensione di Claude Fable 5 e Mythos 5 è durata poche settimane, ma ha creato un precedente significativo. Gli Stati Uniti hanno dimostrato di poter utilizzare l’accesso ai modelli più avanzati come strumento di politica di sicurezza. La competizione internazionale sull’intelligenza artificiale si sposta così dal semplice possesso della tecnologia al controllo della sua distribuzione: la nuova sovranità digitale dipenderà sempre più non soltanto da chi sviluppa i modelli più potenti, ma anche da chi può decidere dove e da chi potranno essere utilizzati.




