Va a fuoco il pianeta

di C. Alessandro Mauceri

In tutto il pianeta enormi incendi stanno devastando il territorio con conseguenze decennali sull’ambiente globale.
In California ormai gli incendi non fanno più notizia. In Alaska i ricercatori di Copernicus hanno detto che “gli incendi hanno rilasciato più del doppio della quantità di anidride carbonica che lo Stato emette ogni anno con la combustione di combustibili fossili e il 2019 è già il quinto anno mai registrato per le emissioni più elevate di anidride carbonica causate dagli incendi”.
Nell’Artico il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS, che insieme al servizio partner Copernicus Climate Change Service – C3S, vengono attuati dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts per conto dell’Unione Europea) ha parlato di 100 “grandi” incendi che solo a giugno hanno scaricato nell’atmosfera 50 megatonnellate di anidride carbonica.
Nella “verde” Unione Europea sono stati registrati oltre 1.600 incendi superiori a 30 ettari. Il quadruplo della media annuale del decennio scorso. E, ancora una volta, rilevanti le conseguenze per il pianeta. Al CAMS hanno dichiarato che “A luglio hanno emesso 79 megatonnellate di anidride carbonica, che potrebbe esacerbare il riscaldamento globale per i decenni a venire. Gli incendi divampano da 11 settimane e, nei primi 18 giorni di agosto, hanno già rilasciato 38 megatonnellate di anidride carbonica”.
E poi in Siberia, dove il fumo causato dagli incendi ha coperto milioni di chilometri quadrati, una superficie mai vista prima. Il 12 agosto, in un tweet, l’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite (OMM) ha riportato un grafico interattivo in cui si mostra il fumo dei roghi in Siberia che ricopre una superficie di circa 5 milioni di chilometri quadrati. Un’area grande più dell’Europa e più della metà degli Stati Uniti.
Incendi di grandi dimensioni hanno interessato anche la Russia, il Canada e la Groenlandia, ma i media, mentre riferivano con un sorriso ironico dell’offerta di Trump per comprarla, non ne hanno parlato. E poi l’Africa, dove proprio la zona centrale, ricchissima di materie prime e florida di vegetazione e quella maggiormente oggetto di fenomeni come il landgrabbing e di interesse da parte delle multinazionali, brucia ongi anno a causa di incendi di dimensioni continentali. Nel frattempo un violento incendio ha devastato l’isola di Gran Canaria, la seconda più grande dell’arcipelago spagnolo nell’Atlantico costringendo 9mila persone a lasciare le proprie case
Ultimo, in termini di tempo ma non di importanza, il “record” di incendi che stanno devastando la Foresta Amazzonica dove il fumo causato ha coperto una superfice tanto estesa e fitta da essere rilevata dai satelliti della Nasa.
Non si tratta di problemi singoli o locali o al massimo nazionali, come sono stati spesso presentati dai media, bensì di un problema globale. Le foreste sono essenziali per la vita di tutto il pianeta. Per questo motivo è fondamentale capire fino a che punto un incendio è “sopportabile” dall’ambiente.
Eppure, spesso, anche solo capire quanti sono gli incendi non è facile. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Earth System Science Data, afferma che non è facile calcolare quanti incendi ci sono stati nel mondo in un anno. Alcuni studi si basano sulla superficie bruciata, altri sulle emissioni rilevate nell’atmosfera. Il punto è, come ricorda il Global Fire Atlas, tutti gli incendi sono una fonte significativa di gas e soprattutto di CO2. In tutti i siti dove è stato registrato un aumento degli incendi sono stati registrati aumenti rilevanti della CO2. Da decenni, i leader globali si sono incontrati in centinaia di incontri nei quali hanno dichiarato di voler limitare le emissioni di CO2 per ridurne l’impatto sui cambiamenti climatici e quindi sull’uomo. Tutti sforzi che potrebbero essere vanificati da così tanti incendi. Gli incendi potrebbero fornire ai paesi maggiori responsabili delle emissioni di CO2 una seppur blanda giustificazione per continuare ad inquinare, dato che potrebbe essere più difficile dimostrare il rapporto tra emissioni antropiche di CO2 e cambiamenti climatici.
A questo si aggiungono le sempre maggiori pressioni delle grandi aziende per aver accesso a territori sempre più vasti da sfruttare. L’esistenza delle foreste fino ad ora ha fatto da limite a questa brama di terre. Aree che, una volta bruciate e coperte di ceneri, non troverebbero grandi ostacoli e potrebbero essere affidate al maggior offerente (da anni in Brasile si denuncia la “bancada ruralista”, la lobby più potente del Brasile che in cambio dell’eliminazione dei divieti per pesticidi e dazi sull’importazione di auto di lusso e delle costose macchine agricole, vorrebbe canali preferenziali per esportare la carne brasiliana verso l’Europa).
Tutti problemi ai quali la diplomazia internazionale non ha voluto dare una risposta. Primo fra tutti la “responsabilità” delle foreste del pianeta. Se da un lato è chiara a tutti l’importanza per la sopravvivenza della specie umana di questi polmoni naturali (si pensi che solo la parte bruciata nelle ultime settimane della foresta Amazzonica produceva oltre un sesto dell’ossigeno sulla Terra), dall’altro non si è mai riusciti a definire in modo univoco in che modo organizzazioni internazionali e altri governi possano o debbano intervenire concretamente sui titolari delle foreste per garantire la loro conservazione.
Unica certezza e che ad oggi nonostante tutti i moderni sistemi di controllo e di tutela dell’ambiente, i grandi incendi continuano ad aumentare vertiginosamente per numero e dimensioni. A confermarlo è il Global Forest Watch Fires (Gfwf) del World Resources Institute che, basandosi sui dati satellitari, ha rilevato oltre 2 milioni e 910mila “allerte incendio”. Ben 100mila in più del 2018 e 200mila in più del 2017. “I fuochi sono parte naturale dell’ecosistema, ha detto Liz Hoy, ricercatrice degli incendi boreali della stazione Nasa di Greenbelt, in Maryland, ma ciò a cui stiamo assistendo è un ciclo di fuochi accelerato: gli incendi stanno divenendo più frequenti, più gravi e su aree sempre più vaste”.
Una crescita però non omogenea. In alcune zone del pianeta, come in Amazonia, l’aumento degli incendi è quanto meno sospetto: una statistica dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe), ha rilevato oltre 75.300 incendi; quasi il doppio (84% in più) rispetto all’anno precedente. Anche sotto il profilo della superficie l’area devastata dal fuoco l’aumento è considerevole: solo ad agosto 2019, sarebbe il 40 per cento maggiore rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Numeri che spesso restano coperti dal fumo degli incendi. Non sorprende: a nessun governo fa comodo dire che, in cambio di un po’ di soldi, sta consentendo che vengano distrutte alcune delle maggiori riserve di ossigeno del pianeta.