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Il numero uno della Digos di Roma, Diego Parente, ha affermato che “Al momento non c’è nessun riscontro sulle minacce al Vaticano, per quanto l’allerta resti massima”.

Ieri il Canale 1 israeliano, tv di Stato, ha lanciato l’allarme di un possibile attacco ad opera di terroristi dell’Isis nei confronti della Santa Sede, affermando che l’intelligence Usa avrebbe avvertito le autorità del piccolo Stato che il Vaticano sarebbe il prossimo bersaglio nella lista degli obiettivi dell’Isis. La cosa è stata ripresa anche dalla testata domenicale tedesca Bild am Sontag, la quale parla di intercettazioni raccolte dalla National security agency statunitense (Nsa).

Parente ha ribadito che “Su quest’ultimo allarme non è stata trovata ancora conferma”, ma che comunque “In Vaticano il servizio era già cospicuo e sostanzioso, adesso è stato rivisto come tutto il sistema di sicurezza della città che comprende tutti gli obiettivi sensibili presenti a Roma e che sono numerosi”, come la sinagoga, i luoghi di culto, le redazioni delle testate e le ambasciate.

La Bild ha scritto che “Commandos terroristici costituiti da 4 unità sarebbero diretti in Europa, talvolta camuffati come rifugiati”.

Rispondendo ad un’intervista per il programma “In mezz’ora”, il sottosegretario Marco Minniti, che ha delega per i Servizi segreti, ha spiegato che l’allarme si distingue a seconda in “possibile”, “probabile” e “potenziale preciso”, ma che “noi al momento non abbiamo segnali di questo terzo livello e i nostri sforzi sono tesi ad evitare ed eventualmente eliminare questo tipo di rischi”.

Era stato lo stesso leader dello Stato islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, a minacciare lo scorso 17 novembre che “la marcia dei mujaheddin continuerà fino a che non arriveremo a Roma”, quando la bandiera nera del Califfato sventolerà sull’obelisco di Piazza San Pietro. La cosa era stata ripresa dal magazine dell’Isis Dabiq.

Potrebbe accadere che, a seguito di tale minaccia, cellule più o meno strutturare possano prendere l’iniziativa.