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Resta difficilissima la situazione nel Venezuela di Nicolas Maduro, dove ormai l’inflazione ha superato il 700%, i panifici sono letteralmente assaltati e vi è penuria di generi alimentari e di medicine: per alcune ore è stato riaperto il confine con la Colombia ed un fiume di decine di migliaia di venezuelani, 75mila secondo Bogotà, 44mila secondo Caracas, si sono riversati nel paese vicino per acquistare cibo, medicinali ed altri beni. Già ieri vi era stato un episodio simile, seppure di minore entità, ma oggi sono arrivate persone da tutto il paese, non solo dalla vicina Tachira, segno che si sta spargendo la voce.

Il governo colombiano ha comunicato l’invio di un convoglio speciale per rifornire i supermercati di Cucuta, la città più vicina al confine e dove i negozi terminano le merci non appena esposte: il ministro della Difesa colombiano Lios Carlos Villegas ha spiegato che “stiamo portando principalmente zucchero, olio e farina, che sono i prodotti più richiesti,”.

La crisi che ha portato alla chiusura delle frontiere con la Colombia e al momentaneo richiamo dei rispettivi ambasciatori risale al 29 agosto 2015 (vedi), dopo la decisione del presidente venezuelano volta a contrastare il contrabbando di confine. Il comunicato diffuso allora dal governo di Caracas riportava che “La chiusura dei tratti di frontiera decretata da Maduro è non solo cosa buona e giusta, ma addirittura indispensabile per proteggere Paese e popolazione dalla minaccia di contrabbandieri e gruppi paramilitari che fanno il bello e il cattivo tempo al confine con la Colombia”.