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Rappresenta sempre più un problema la diminuzione dell’apporto idrico alla diga di Guri, nello stato venezuelano del Bolívar, sul Río Caroní: entrata in funzione nel 1978, la diga produce 47mila GWh/anno, quasi il 70 per cento del fabbisogno energetico del paese.

Dalla centrale idroelettrica di Guri, dov’era in visita, il ministro dell’Energia del Venezuela Luis Motta Dominguez ha lanciato l’allarme poiché il livello dell’invaso “continua a diminuire costantemente e si avvicina l’altezza minima di funzionamento”.

Per questo motivo il ministro ha annunciato il razionamento dell’energia elettrica ad uso domiciliare, un piano che riguarda gli Stati di Zulia, Carabobo, Aragua, Lara Bolívar, Miranda, Barinas, Monagas, Falcon e la Grande Caracas. “Risparmiare energia in casa non è qualcosa di insito nella coscienza delle persone, quindi bisogna attuare un piano”, ha insistito il ministro, spiegando che nei prossimi giorni verranno date indicazioni sull’attuazione del razionamento.

La diga è alta 162 metri e lunga 7.462: alal base del calo dell’approvvigionamento idrico vi è con tutta probabilità il surriscaldamento del pianeta che causa fenomeni come El Nino e la conseguente siccità.

Nei giorni scorsi Motta Domínguez aveva specificato che verranno attivate le nuove centrali Barquisimeto III, nello Stato di Lara ed in grado di produrre 90 Megawatt, quella di Don Luis Zambrano III in El Vigia, a Mérida e che genererà 130 Megawatt, il complesso Bajo Grande I della compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa), nella costa orientale del lago di Maracaibo e che produrrà 35 Megawatt, e l’impianto di Planta Centro, a Carabobo ed in grado di generare 600 Megawatt. Si tratta dinuna risposta insufficiente davanti ad un’eventuale paralisi della diga di Guri.