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Il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) del Venezuela ha convalidato un milione e 300mila delle quasi 2 milioni di firme raccolte dalle opposizioni, cioè 10 volte quanto richiesto dalla legge, per indire un referendum sulla revoca dell’incarico al presidente Nicolas Maduro, ritenuto responsabile della gravissima crisi economica che sta attraversando il paese, dato come ormai in defaul.

La cosa è giunta un po’ inaspettata, dal momento che solo pochi giorni fa lo stesso Consiglio elettorale, organo dipendente dallo stesso presidente della Repubblica, aveva denunciato attraverso il dirigente Socorro Hernandez brogli e errori, ma l’interessato, Nicolas Maduro, aveva commentato che “Se nella seconda fase dicono che le firme sono state raccolte, andremo al referendum, punto”.

Soddisfazione per la convalida delle firme è stata espressa dalle opposizioni: l’incapacità di Maduro di diversificare l’economia tenendola legata alla produzione di petrolio si è tradotta in un disastro per le casse del Venezuela, ed anche di recente il presidente ha decretato il sequestro delle industrie ferme in contestazione alla politica governativa: “Nell’ambito di questo decreto in vigore – aveva spiegato il presidente – prendiamo tutte le misure per recuperare l’apparato produttivo paralizzato dalla borghesia. Chiunque voglia fermare la produzione per sabotare il paese dovrà andarsene e chi non lo fa va ammanettato e inviato alla PGV (Prigione generale del Venezuela)”. “Fabbrica ferma, fabbrica restituita al popolo!”.

Oggi in Venezuela i dipendenti pubblici sono costretti a lavorare e giorno alla settimana, la corrente elettrica è razionata, le scuole sono aperte quattro giorni alla settimana e l’inflazione è al 700%.